Visioni d'insieme

Madame Taranta, una porta sul futuro

Madame Taranta, una porta sul futuro

La porta aperta della chiesa dei Carmelitani è prospettiva nuova, è soglia da varcare in nuove sperimentazioni musicali.

Le luci di Marco Lucarelli sono toni che alternano rosse passioni a blu profondità, in un vortice che sonda le emozioni di una piazza, nuova.

In una edizione per la seconda volta tagliata su tempi televisivi, la presenza umana rincuora, lascia spazio alla possibilità che tutto possa tornare ad essere ciò che era, una festa di persone che si lasciano travolgere dal ritmo della pizzica.

Il Concertone de La Notte della Taranta alla sua ventiquattresima edizione è una porta aperta ad una giovane autrice Madame, che dall’aria timida entra in punta di piedi e poi conquista la scena senza invaderla, la freschezza dei suoi diciannove anni è linfa sul brano ‘Dici ca nu me voi ca su piccinna’. Balla Madame, scrive parole di libertà e parla d’amore, e nella coreografia di Rondinella, nonostante la scelta infelice a lei non attribuibile di unire tre canzoni, dalla porta aperta si intuisce che qualcosa potrà ancora esserci in un futuro non troppo lontano. Marea.

Se la voce narrante Al Bano omaggia Modugno e interpreta Na Na Na canzone da lui incisa nel 1974, la Pizzica della Liberazione scritta dal maestro Enrico Melozzi appare una tammurriata, non decolla e non conquista il pubblico che a gran voce reclama Aria Caddhipulina anche a concerto finito, ma il maestro resta di spalle non ascolta. Non ascolta.

Il Volo esegue scolasticamente il brano Calinitta ma è troppo presto per dare la buonanotte e andare via. Allora si resta ad ascoltare i 20 elementi dell’Orchestra Popolare, i 3 ospiti musicali e i 38 componenti l’Orchestra Notturna Clandestina. Il suono è un groviglio disarmonico e chiuso, non ha un respiro ampio e la taranta rock è ‘una copia di mille riassunti’.

Il Corpo di ballo nelle coreografie di Thomas Signorelli si arrende al presenzialismo di un maestro concertatore che riesce a porsi fra coreografia e pubblico anche sul pietoso omaggio musicale a Daniele Durante e al suo brano Fuecu.

Il prodotto televisivo renderà certamente giustizia a tutti gli artisti sul palco. Ciò che resta è una porta aperta al ritorno del pubblico. I mille presenti costretti a restare seduti sono solo l’augurio che si possa tornare a riempire la piazza da contrapporre a quanti vorrebbero che tutti stiano zitti e buoni. E se la taranta è viva ciò che manca è una schiena dritta.

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