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Essere gentili, quando tutto finisce

Essere gentili, quando tutto finisce

Essere gentili, delicati come carezzando un fiore di zafferano apparso, dopo le piogge di novembre, nella giornata mondiale della gentilezza.

Oggi, tredici novembre, come nel 1997 quando si aprì a Tokyo la conferenza del World Kindness Movement. Essere gentili, empatici, solidali, con i gesti e le parole, con i silenzi e gli sguardi. “Sii dolce con me. Sii gentile. / È  breve il tempo che resta. Poi/ saremo scie luminosissime./ E quanta nostalgia avremo/ dell’umano. Come ora ne/ abbiamo dell’infinità./ Ma non avremo le mani. Non potremo/ fare carezze con le mani./ E nemmeno guance da sfiorare/ leggere./ Una nostalgia d’imperfetto / ci gonfierà i fotoni lucenti./ Sii dolce con me./ Maneggiami con cura./ Abbi la cautela dei cristalli/ con me e anche con te./ Quello che siamo/ è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei/ e affettivo e fragile. La vita ha bisogno/ di un corpo per essere e tu sii dolce/ con ogni corpo. Tocca leggermente/ leggermente poggia il tuo piede/ e abbi cura/ di ogni meccanismo di volo/ di ogni guizzo e volteggio/ e maturazione e radice/ e scorrere d’acqua e scatto/ e becchettio e schiudersi o/ svanire di foglie/ fino al fenomeno/ della fioritura,/ fino al pezzo di carne sulla tavola/ che è corpo mangiabile/ per il mio ardore d’essere qui./ Ringraziamo. Ogni tanto./ Sia placido questo nostro esserci –/ questo essere corpi scelti/ per l’incastro dei compagni d’amore”, scrive Mariangela Gualtieri.

Gentilezza come cura, come speranza, come possibilità, come ascolto, verbo e tornano i versi di Vivian Lamarque, “Su non vedi che sono un po’ formica/ dimmele allora quelle parole buone/ le metterò via tutte bene in cantina/ per quest’inverno/ quando per niente gelo/ lo sai come sono fatta”.

Gentili, quando un amore finisce quando il cuore sembra essersi rotto per sempre. “Quando finisce una storia/ bisogna proseguirla con dolcezza,/ andare via in ginocchio,/ andare via pregando/ per chi non amiamo,/ per chi non ci ama più./  Bisogna lasciare a tutti/ un poco del nostro cuore,/ tanto si riforma,/ non c’è da temere di restare senza./ Bisogna essere clementi/ coi nostri errori/ se non vogliamo rifarli altrove”, scrive Franco Arminio.

Gentilezza, come una carezza. Nella luce di novembre lo zafferano conserva il suo colore, gentile.

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