Rina Durante, l’intellettuale meridionale

Rina Durante, l’intellettuale meridionale

L’orizzonte, una lunga linea blu, il mare e le sue sponde, le terre arse dal sole, gli sparuti cespugli sulle dune, i profumi mediterranei.

Le visioni isolane e quelle delle penisole, il rumore del motore di una barca, simbolo di libertà. Tutto questo nelle liriche e nelle opere di Rina Durante, intellettuale salentina.

Nata a Melendugno  trascorre la sua infanzia sull’isola di Seseno in Albania  dove vive insieme alle sue due sorelle e alla madre immersa in un paesaggio che lei definisce “selvaggio”. Torna nel Salento adolescente e continua a studiare e si laurea in lettere all’Università di Bari. Tra i suoi professori c’è Tommaso Fiore che in quegli anni denunciava la condizione disumana dei contadini di Puglia. 

Nel 1951 pubblica la sua prima raccolta di poesie:  “Il Tempo non trascorre invano”. Collabora con la rivista Il Critone e allaccia rapporti con numerosi poeti e letterati salentini come Bodini, Pagano, Macrì e Comi.

Il suo primo romanzo, “La Malapianta”, dove il mondo contadino salentino prende forma con una prosa reale e senza filtri, è un successo.

Dopo aver vissuto in prima persona l’isolamento culturale e geografico della provincia leccese, Rina Durante avvia una serie di collaborazioni con i poeti e gli intellettuali italiani che le danno la possibilità di comprendere la ricchezza del patrimonio culturale salentino. Raccoglie con alcuni amici di Melendugno, paese natale e nel quale tornerà a vivere, le testimonianze dirette sul fenomeno del Tarantismo, descritto nel 1964 da Salvatore Quasimodo nel documentario di Mingozzi. Negli stessi anni avvia una ricerca sui canti in grico, lingua minoritaria della Grecia salentina, enclave ellenofona del salento. La sua ricerca sul campo, consente di raccogliere i canti di lavoro e protesta che la cultura alta tendeva ad escludere.

La musica le da la possibilità di consegnare al pubblico un vero e proprio manifesto ancora oggi estremamente attuale. Nel testo la Quistione Meridionale, Rina, esprime tra i versi la consapevolezza che il male della mancata crescita e sviluppo del Meridione va ricercato in una volontà politica ben precisa: sfruttare l’isolamento geografico per aumentare i bisogni delle popolazioni.

Tra le sue liriche più belle Luna otrantina che si conclude con dei versi magnifici “Luna, luna otrantina,/ la speranza sta appesa a un oleandro/ e le notti di Puglia sono lunghe/ troppo lunghe a finire.”

Nel testo Ballata della presa di coscienza scrive “Fior di giaggioli/ gli omini sono vili e traditori/ hanno una sola faccia e cento cuori/ fior di giaggioli/ Fior di bruciacchia/ dentro ogni uomo ahimè sempre dormicchia/ il padre, il fratellino ed il magnaccia/ fior di bruciacchia/ Fior di banana/ la sorte della donna è così strana/ o fa la moglie oppur fa la puttana/ fior di banana/ Fior di sanapo/ dice un vecchio proverbio salentino: “Se un maschio piange cazzani la capu”/ fior di sanapo”

Gli amorosi sensi del 1996, racconti autobiografici, segnano la maturità.

Rina Durante, una degli Amici del Premio Strega, scrittrice, giornalista, ha conservato fino all’ultimo giorno lo sguardo sulla linea blu orizzonte del mare. Oltre i confini del Meridione.