Melpignano, trionfo di musica e pietre

Melpignano, trionfo di musica e pietre

Timide campanelline bianche sbucano tra i fili d’erba ben regolati del prato, in questo spazio a volte immenso sotto il cielo azzurro.

La facciata della chiesa del Carmine, le sue decorazioni in stile barocco, è luogo noto agli appassionati fan de La Notte della Taranta. Su questo prato, accanto a ciò che resta del convento degli Agostiniani, si celebra da 23 anni il rito collettivo di guarigione dai malesseri interiori. Quelli di ieri e quelli di oggi. Qui dove il patrimonio immateriale appartiene alla collettività.

Tra le mura di pietra leccese, come la gran parte delle costruzioni del paese, che qui insistono le cave per estrarla, un piccolo geco attende la preda.

Melpignano, Grecìa salentina, poco più di 2000 anime, rompe la quotidianità nel mese di agosto quando accoglie turisti, fan, pubblico, numeroso, del Concertone. Nei tempi in cui Covid era emerito sconosciuto.

Melpignano e le sue chiese, madre dedicata a San Giorgio, altra dedicata all’Assunzione. Il porticato della piccola piazza, il parco e poi Palazzo Marchesale, restituito all’uso, forse comune, dopo anni di restauri e lavori.

Qui dove il verde si alterna al riflesso della roccia facilmente lavorabile, qui dove ogni pietra narra una storia di appartenenza, qui dove l’asfalto stride con contrapposta bellezza, qui il sovvertimento della salentitudine si avverte per un giorno.

Luogo da visitare, non con il sole alto sull’orizzonte, quando i bar sono chiusi e rinfrescarsi è miraggio. Meglio in una fresca mattina, quando l’impianto idrico è in funzione, l’erba del prato brilla e regala preziosi arcobaleni, le campanelline bianche abbozzano un sorriso alle goccioline e il convento apparirà in tutta la sua maestosa bellezza. Solo allora si potrà ascoltare, nel silenzio rotto dal dolce rumore dell’acqua, un canto, e si potrà riconoscere nelle note ciò che si è stati e ciò che vorremmo essere.