La Notte della Taranta, dai personalismi alla coralità

La Notte della Taranta, dai personalismi alla coralità

La Taranta è viva e nu n'è morta

Non importa quanta gente ci sia stata in piazza, né davanti alla tv. Non necessari i 200 mila componenti il popolo festante, non scontati i 560 mila telespettatori della diretta su Rai2 pari all’ottimo 6,5 per cento di share.  Il concertone della Notte della Taranta 2019 è stato uno show, televisivo e per la piazza.  Uno spettacolo corale di musica, potente, che non ha deluso le aspettative. 40 brani,  tre ore e 45 minuti da vivere di un fiato lasciandosi trasportare dal ritmo della pizzica. È stato un concerto strepitoso, dove i personalismi hanno lasciato spazio alla coralità, dove la musica dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta ha reso finalmente riconoscibile il suo sound, perché l’apporto del maestro concertatore, il barese Fabio  Mastrangelo, è stato residuale e marginale. È emerso il lavoro e le interazioni tra i componenti dell’orchestra ognuno con la sua storia e la sua esperienza. 

Una scaletta dai ritmi forsennati, di pizziche e brani più intimi, ottimi i cori, qualche sbavatura qua e là che in un live ci sta, e poi gli ospiti. Elisa che canta in modo impeccabile Pizzica di Galatone, padroneggia il suo strumento, la voce, senza sbavature e imperfezioni, da brivido nel brano in Grico (lingua ellenofona) Aremu, meno emozionante in Luce. Si diverte, e il pubblico lo segue, Gué Pequeno che interviene con il rap sui brani Lu sule calau, La coppula e Pizzica di Corigliano. Immenso Enzo Avitabile nelle Pizziche di Cellino e Torchiarolo, nella tarantella di San Michele per un viaggio dal Salento al Gargano. E nel brano U Pecuraru, maschilista e violento, il suo messaggio è chiaro, non si uccide per amore. Salif Keita regala il suono caldo di una voce d’oro nei suoi canti Africa dove duetta con Consuelo Alfieri che ha composto i versi in salentino, e in Yamore con Stefania Morciano autrice della strofa dialettale.

Indiavolato Alessandro Quarta e il suo violino nella riproposta della pizzica di Nardò, e nel suo brano inedito Lu core miu, dedicato alla sua terra e alla donna salentina.

Maurizio Colonna impreziosisce con la sua chitarra Yamore, La Furesta e esegue accompagnato dall’orchestra il suo brano  Taranta- Homage to Salento.

Musica nuova nella tradizione, riproposta, eccolo il Concertone appropriarsi della piazza così come la Taranta che avanza ti vede e ti possiede. Lo sa, il direttore artistico del festival, Daniele Durante che non si affronta con aria di sufficienza la Taranta. Lo sa e la sua direzione è matura, dopo 4 anni di studio da direttore e una vita spesa nella ricerca, regala all’orchestra arrangiamenti condivisi e brani nuovi, perle per un nuovo repertorio da portare in giro per il mondo, dalla trance ipnotica di Fuecu, alla accettazione del proprio destino in La furesta, da Nu te la pijare a Lu Vecchiu, dalle pizziche riarrangiate in un susseguirsi ritmico-musicale dalle melodie ineguagliabili.

40 brani e un’ orchestra instancabile. Bene  Consuelo Alfieri  (Voce e Organetto) Alessandra Caiulo (Voce) Stefania Morciano (voce) Enza Pagliara (Voce e Tamburello), insicura e con troppe sbavature la performance di Michela Sicuro (Voce e Organetto) alla sua prima partecipazione.  Antonio Amato (Voce e Tamburello) ha proposto melodie diverse rispetto  quelle dell’orchestra, ma pazienza, il suo essere animale da palco fa dimenticare le imperfezioni. Salvatore Galeanda (voce e tamburello) ha emozionato in Lule Lule brano eseguito per la prima volta sul palco del concertone e in arbëreshe, lingua minoritaria di origine albanese. Giancarlo Paglialunga (voce e tamburello) il suo entrare ed uscire dal palco una pecca. Sempre sorridente il bravissimo Giuseppe Astore al violino, bravi e impeccabili Nico Berardi ai Fiati, Valerio Bruno al Basso  ben sostituito su due pizziche da chi si è fatto tutte le prove, Mario Esposito. Bene Alessandro Chiga e Roberto Chiga al tamburello, con Carlo ‘Canaglia’ De Pascali. 

Assolutamente rigorosi Leonardo Cordella all’organetto, Roberto Gemma alla fisarmonica, Giuseppe Grassi e Gianluca Longo alle mandole, Antonio Marra alla batteria, Alessandro Monteduro alle percussioni e Attilio Turrisi alla chitarra.

Uno show dove la musica è colonna portante e dove la danza, mai  venduta e svenduta,  del Corpo di Ballo de La Notte della Taranta abbraccia le coreografie di un ispirato Davide Bombana,  coreografo di fama internazionale e anche qui davvero si nota il salto, la tradizionale pizzica si allarga a nuovi orizzonti. Coralità, sacrificio, studio, provare in una sala senza aria condizionata per più di un mese per portare sul palco l’essenza della salentinità: accoglienza e apertura. Nessun protagonismo, nessun personalismo. Bravi tutti. I ballerini popolari, Laura Boccadamo, Mihaela Coluccia, Cristina Frassanito, Serena Pellegrino, Lucia Scarabino (di intensa espressività nella coreografia sul brano U Pecuraru) Stefano Campagna, Andrea Caracuta, Marco Martano, Fabrizio Nigro, Alfredo Peppe, hanno saputo dialogare con gli accademici Francesca Bellone, Laura Massetti, Angelica Mattiazzi, Linda Messina, Alessandro Cascioli, Michele Morelli, Francesco Porcelluzzi, Nicola Simonetti. Di estrema eleganza gli ospiti del corpo di ballo, Luigi Campa, Gabriele Corrado e Elena Marzano.

La diretta di Rai2 ha regalato immagini magnifiche sotto la regia di Duccio Forzano e la direzione della fotografia di Marco Lucarelli, le telecamere ben disposte realizzano i sogni della giornalista che volle la prima diretta nel 2002. Belen e De Martino fanno il loro mestiere prima di salire sul palco su Calinitta e mostrarsi alla piazza. Gino Castaldo esordisce con un ‘allora’ parla di ‘esorcismo’ ma poi vien fuori la sua professionalità.

Ma ciò che resta in chi ha partecipato è la consapevolezza che per la durata del concerto palco e piazza non hanno barriere, sono componenti di una unica realtà. 

In alto volano i droni così come gli avvoltoi, che non possono cibarsi di un cuore vivo e pulsante. Le ronde tra il pubblico scacciano gli sciacalli pronti per un banchetto al quale non sono invitati. E quando ultimo verrà il corvo, a lui e a tutti gli altri un’ unica voce griderà: ballati tutti quanti ballati forte ca la Taranta è viva e nu n’è morta!