Dalla salentitudine alla Xylellitudine, solitudine di un territorio

Dalla salentitudine alla Xylellitudine, solitudine di un territorio

Non si può raccontare bellezza, allontanandosi dalla costa salentina e addentrandosi nelle campagne.

Non più, non ora, che la Xylella è avanzata dallo Ionio all’Adriatico. Non importano le teorie dei complottisti e dei negazionisti né quelle delle associazioni agricole e degli accademici, i professoroni e i ricercatori. Perché qui nelle campagne una sola cosa è certa, la morte avanza. Non è quella degli alberi di ulivi secolari, non è quella delle zone agricole, che in fondo qui in Salento sono in pochi a coltivare la terra, ma è quella di tutte le famiglie che fino a ieri il loro quintale di olio per ‘spiccare’ l’annata lo avevano. Olio, si dirà di pessima qualità nei frantoi di alta qualità, necessario. Oggi che i frantoi salentini chiudono i battenti, la ricerca dell’olio è nuova spesa sul bilancio familiare. Allora è giustificato rinunciare? Li vedi gli alberi abbandonati,i terreni incolti e i cartelli vendesi, qui dove anche 7 alberi erano eredità di uliveti più grandi, vedi le stradine malmesse dove la carreggiata si restringe con l’avanzare di cespugli e erbacce per  l’incuria. Guarda lo stato di degrado, di impoverimento, e pensare che un tempo, non troppo remoto, qui di passeggiate in bicicletta ne hai fatte tante, tra il verde lussureggiante sui ponti dei canali di bonifica tra i canneti. Ricordi la cattura dei girini?

Lontano fotogramma della memoria, eppure qua e là qualcuno ci prova a eliminare gli alberi morti e a piantare varietà resistenti. Coltivazioni intensive, resistenti. Resistenti. Non immuni, che quelle ancora il mercato non le ha prodotte. Intanto la politica di elezione in elezione che fa? Discute a suon di comunicati stampa. Passa il tempo, aumenta l’impoverimento. Resistenza, resistenza.Venderanno i proprietari di alberi inesistenti. Resistenza, resilienza. Dalla Salentitudine alla Xylellitudine il passo è breve.