
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Hanno la musicalità argentina, raccontano storie, episodi, donne, sentimenti, riflessioni. Sono un viaggio in un mondo altrimenti sconosciuto.
Il mondo è quello poetico di Julio Cortázar in Salvo il crepuscolo edizioni SUR con le traduzioni di Marco Cassini. Una raccolta di poesie che il grande narratore argentino ha messo in ordine, catalogato, scelto prima di affidarla alla stampa. Circa centocinquanta poesie e alcuni fogli in prosa che Cortàzar ha scritto nel corso della sua vita.
“Inzuppato di api, / nel vento circondato di vuoto/ io vivo come un ramo,/ e in mezzo ai nemici sorridenti/ le mie mani tessono la leggenda,/ creano il mondo splendido,/ questa vela spiegata.”, scrive in Poesia.
Una raccolta che è quasi una cronistoria, un regalarsi al mondo, nella sua sfera intima e poetica, lui che era già uno dei maggiori scrittori argentini.
Una poesia musicale che matura con lo scorrere del tempo, che sa aprirsi al mondo riconoscendo sé stessa e la quotidianità dell’autore sempre attento ad indagare e ad interrogarsi. In L’altro scrive “Da dove viene quello sguardo/ che talvolta agli occhi mi sale/ quando su un viso a riposare/ da tanta distanza li lascio?/ È come un’acqua di cisterna/ che sgorga dal suo mistero,/ profondità fuori dal tempo/ dove il ricordo oscuro trema./ Metamorfosi, rapimento/ duplice che mi svela l’altro/ dietro la finta identità/ di quel mio guardare straniato”.
Una raccolta che ferma il tempo restituendolo nell’immediatezza della riorganizzazione successiva salvando il qui ed ora, pagina dopo pagina, poesia dopo poesie. Ed eccolo il suo qui ed ora, Hic et nunc, “La nobiltà, i paroloni, quanto poco si addicono/ a questa tenerezza che non ha guance da sfiorare,/ a questa lingua che non ha labbra da capire./ Avvilisce un amore così che sbatte sui muri della stanza/ o se ne cade a pezzi di parole, questo./ È inutile l’arguzia e la speranza,/ siamo l’anticipazione,/ gli occhi e la bocca orientati al vento. A che serve: quel che è stato, il delicato resoconto?/ Andrò sempre cercandoti nell’oggi/ di questa città, di questa ora./ Se mi volto, oh Lot, tu sarai il sale/ in cui la mia sete andrà in pezzi./ Guarda di che sostanze vivo, ma non aver pietà di me, se così te ne vai/ sempre di più”.

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