Visioni d'insieme

L’albero della nostra vita, Joyce Maynard

L’albero della nostra vita, Joyce Maynard

Eleonor cresce in una famiglia in cui i genitori si amano moltissimo ma lei è solo un impiccio al loro idillio.

Cercherà nuovi mondi nel disegno e poi, crescita, nella volontà di avere una casa se sentisse sua, una famiglia e moltissimo amore.

In L’albero della nostra vita, edito da Nn e tradotto da Silvia Castoldi, Joyce Maynard racconta la storia di Eleonor, Cam e i loro tre figli Al, Ursula e Toby.

Nella quarta di copertina l’editore scrive “Questo libro è per chi non vede l’ora di partire per un epico viaggio alla ricerca della casa dei sogni, per chi ancora conosce a memoria la coreografia del video di Thriller, per chi da piccolo riponeva ogni speranza negli astronauti che conquistavano lo spazio, e per chi immagina la propria vita come una barchetta di legno in balìa della corrente, che sussulta e sobbalza fino a raggiungere il mare aperto” e almeno per metà libro è così, la costruzione della felicità intorno a una famiglia tanto desiderata, l’amore che pervade ogni cosa e fa sembrare la stanchezza meno pesante, le incombenze quasi divertenti. Ma c’è un poi, come in ogni vita reale. E quel poi e come Eleonor lo affronta crea due fronti, in uno i lettori che si identificano nelle sue scelte, nel secondo chi si oppone all’ineluttabilità in un destino che Eleonor si è autoimposta.

Ogni singola pagina del libro di Maynard è permeata dall’amore per i suoi figli, per quella fattoria cercata, costruita pezzo per pezzo, resa casa. Il grande vecchio olmo, il piedino palmato di Toby che parla con Dio e suona il violino, le ciotole intagliate nel legno di Cam, gli omini di sughero che a primavera fanno navigare tutti insieme nella corrente, l’adorazione per Christa McAuliffe di Ursula e la tragedia del Challenger, i libri di informatica di Al. C’è tutta la vita che scorre sui versi di Elizabeth Barret Browning che danno il titolo alla versione originale del libro e che Maynard sceglie come sugello d’amore prima di Cam ed Eleonor e anni dopo di Al e Theresa.

“Come ti amo? Lascia che te ne conti i modi./Ti amo fino alla profondità, la vastità e l’altezza/che l’anima mia può raggiungere allorquando/persegue, irraggiungibili agli sguardi, i fini del bene/e della grazia ideale./Ti amo al livello delle calme/necessità quotidiane, alla luce del sole ed al lume/della candela./Ti amo liberamente come gli uomini/tendono al giusto, ti amo puramente, come essi/rifuggono dalle lusinghe./Ti amo con la passione/sperimentata nei miei antichi dolori e con la fede/della mia fanciullezza./Ti amo d’un amore che mi/sembrò smarrire coi miei santi perduti: ti amo col/respiro, i sorrisi, le lacrime di tutta la mia vita e, se/Dio vorrà, ti amerò ancor meglio quando sarò/morta” recita la poesia di Barret Browning e questo è l’unico modo in cui sa amare Eleonor, costi quel che costi.

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