Seguendo la scia di una chiocciola

Seguendo la scia di una chiocciola

Non è ancora estate, e la pioggia primaverile, in un’aria calda di sole in giugno, è torrenziale. Si abbatte contro i vetri delle finestre. 

Incuriosito un bambino non può fare a meno di guardare lo spettacolo delle gocce che scivolano via disegnando trame sconosciute. Si abbatte, la pioggia,  contro gli alberi di pesco e fichi, mandorli e limoni, piega delicate foglie di prezzemolo, riempie fiori di zucca. Una prugna matura cede alla brutalità e si schianta al suolo, una sottile linea la attraversa e la apre ancora alla pioggia. Cosa aspetta quel bambino dietro quella finestra? L’arcobaleno, che non tarda ad arrivare, finita la pioggia,  il primo raggio di sole, ed ecco l’arco dai colori acquerello.

Sui mattoni ancora bagnati, lenta procede una chiocciola. Timida, basta sfiorarla e si ritrae istantaneamente. Riesce a rientrare nella sua conchiglia, spirale che si arrotola in senso antiorario. Scivola via verso il terreno ancora umido, cerca cibo, lasciando una lunga scia di bava lubrificante, moderno ritrovato per cure di bellezza. Il bambino, secchiello in mano le coglie, una dopo l’altra, sbirciando tra le foglie dei gigli e quelle delle calle. Le chiocciole indomite seppure timide, ispiratrici di Gaudì, scalano pareti, per ritrovare libertà ma il bambino con un rapido gesto della mano le fa ri-precipitare sul fondo. È allegro, lui, dopo la pioggia e l’arcobaleno, la caccia sta per concludersi, ricco il bottino. Ora le dovrà lasciare digiune per un po' le amate chiocciole prima che siano buone per essere gustate. 

Il barone rampante di Italo Calvino affiora alla memoria della madre mentre, giunta la notte, le fa scappare via, donando loro libertà, donando loro nuova vita.