Calla, inebriante bellezza

Calla, inebriante bellezza

Inaspettatamente ha fatto capolino dietro la vecchia pianta di ficodindia. Elegante nella sua altezzosa altezza.

Come ci sia finita lì dietro proprio non si sa, tra il muro che segna la fine della proprietà e il deterrente per improbabili intrepide intromissioni. Lei è proprio lì, stretta tra i mattoni grigi e le pale ingiallite dall’ultima pioggia. Sul ficodindia già si notato i futuri frutti, quasi indistinguibili da ciò che frutti non saranno. Le spine, lei, non teme, nella sua eterea bianchezza. Imbuto delicato, la spata, a proteggere lo spadice giallo intenso. Ecco la calla risplendere al sole, orgogliosa e timida, delicata e incorruttibile. Nata dalle lacrime di una dea, Era, o di Eva, o ancora da quelle di Maria davanti alla croce, la calla è un fiore gioioso dal profumo intenso nella sua sfacciata dolcezza.  

Indecisa se coglierla o lasciarla a godere del sole, la osservo ospitare le api sempre alla ricerca di nettare, le accoglie in sé con tanti piccoli altri insetti. Imbuto accogliente, evidentemente. Ed un fiore così leggiadro cresce tra foglie di altrettanta bellezza ed eleganza, lucide, a forma di spata, verde scuro. Le si vede spesso innalzarsi in un abbraccio, assieme ergersi verso l’alto, verso la luce, verso il sole.  Simbolo di purezza, la calla, o Zantedeschia, accompagna sovente le spose all’altare, ma in altre occasioni rivelava amori segreti divenendo simbolo di passione. 

Nell’indecisione persistente se lasciarla qui, tra muro e ficodindia, o reciderla per portarla in casa, aspetto un segno dal cielo. Che tarda ad arrivare. Un gatto rosso si intrufola tra le foglie. Predatore, ne esce portando tra i denti una lucertola. È questo il segno, lascio che tutto resti così, fiore tra spine, bianco tra grigio, purezza e candore tra mura di cinta. Qualunque messaggio tu voglia dare sarai lacrime di gioia, sopravvissuta alla mano che con la cesoia era pronta a privarti di vita.