Il barone rampante, razionalità e ostinazione

Il barone rampante, razionalità e ostinazione

Cosimo Piovasco di Rondò salì su un albero nel giugno del 1767 e non toccò più terra, passò, di ramo in ramo, di albero in albero, la sua vita.

Il barone rampante di Italo Calvino, della trilogia I nostri antenati, è un libro lieve e divertente, come Il Visconte Dimezzato e Il cavaliere Inesistente. Il barone nella sua vita raminga ha il tempo di innamorarsi di Viola, di trovare un fedele amico il cane Ottimo Massimo, di stringere amicizia con un bandito, Gian de Brughi, e di dedicarsi allo studio della filosofia. Il barone è un uomo razionale, che osserva dall'alto ma partecipa alla quotidianità contemporanea. Ha idee che segue e persegue difendendole e diffondendole. Il suo osservare la vita dall'alto è cogliere ciò che altri non vedono, è posizionarsi in una prospettiva nuova. È tenace Cosimo Piovasco di Rondò e soprattutto è ostinato, contro le incoerenze  e i compromessi. Leggere Il barone rampante da ragazza e poi rileggerlo da adulta è un viaggio di cui si conoscono le tappe intermedie, è lavoro di conoscenza sul proprio vissuto. Cosimo non scenderà mai a terra, morirà in cielo afferrando la fune di una mongolfiera. 

"Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così", verità lapidaria. Come non restare divertiti dalla leggerezza con la quale il mondo delle fiabe e dei racconti si trasforma in un classico della narrativa, dove nulla è scontato, tutto appartiene alla sfera della imprevedibilità della ragione. 

"Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino".