Guccini finalista al Campiello

Guccini finalista al Campiello

Sono passati 57 anni da quando Primo Levi vinse il primo Premio Campiello, raccontando il viaggio di ritorno da Auschwitz alla sua Torino.

Sull’isola di San Giorgio gli fu assegnata la riproduzione in argento della vera del pozzo di San Trovaso e per un soffio sempre quell’anno non vinse anche il Premio Strega.

Dopo di lui Bassani, Soldati, Murgia e ora in questo strano 2020, nella cinquina dei finalisti svetta Francesco Guccini con il suo “Trallumescuro. Ballata per un paese al tramonto” (Scrittori Giunti). Duecento i libri selezionati per giungere alla cinquina finalista con Patrizia Cavalli, con la prosa poetica Con passi giapponesi (Einaudi), Sandro Frizziero, Sommersione (Fazi Editore), Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax; candidato anche allo Strega) e Ade Zeno, L'incanto del pesce luna (Bollati Boringhieri). 

Sul confine della sera oscura e silenziosa, quando la luce cede al buio e gli orli del mondo si fanno meno distinti: lì è ambientata l’opera di Francesco Guccini, una singolare narrazione che è insieme romanzo, canto d’addio, rievocazione del perduto e ricerca etnolinguistica. Abolito ogni personaggio tradizionale, sono i luoghi stessi, gli oggetti, i cibi, gli elementi naturali e quelli antropici ad acquisire il ruolo di personae e ad essere rinominati uno ad uno, prima che scompaiano” la motivazione con la quale la giuria dei letterati l’ha inserito tra i cinque finalisti.

“Ho ancora la forza di non tirarmi indietro, di scegliermi la vita masticando ogni metro” scriveva anni fa e ancora oggi, 80enne, nel suo libro fa rivivere Pàvana, paesino ormai quasi abbandonato dove sorge il mulino di famiglia. Racconta le sue origini facendo rivivere un tempo passato, con la vita, la fatica, le speranze di un piccolo comune di montagna.

Lo stesso uomo che non cercava le verità per terra, ma aveva ali per volare oggi sogna un riconoscimento alla sua prosa, al suo essere scrittore. 

Passerà l’estate e solo con l’autunno si saprà se il Campiello andrà a lui, cantautore che morirà pecora nera o a uno degli altri quattro candidati. Non si sa ancora dove né quando il premio sarà assegnato. Sarà il cielo stellato a far da cornice alla cerimonia, niente teatro La Fenice, risorto due volte dalle sue ceneri, per questo 2020 di isolamento e distanziamento sociale. Ma come dice Guccininon è qui il problema e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi e ognuno costruisce il suo sistema di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali, scordando che poi infine tutti avremo due metri di terreno…”.