Louise Glück, una rondine con un Nobel

Louise Glück, una rondine con un Nobel

La poetessa americana Louise Elizabeth Glück ha vinto il Nobel per la letteratura 2020. Dopo aver vinto il Pulitzer e il National Book Award.

L’accademia svedese le ha conferito il premio “Per la sua inconfondibile voce poetica, che con bellezza austera rende l'esistenza individuale, universale”. Ma una rondine non fa primavera e il nobel si sa, non è donna. Come si sa che non è un premio a determinare il valore di uno scrittore.

Non l’ha vinto Italo Calvino, neanche Borges, né Ungaretti, men che meno Joyce o Virginia Woolf, Tolstoj e Simone de Beauvoir. Una lista interminabile di assenze più che di presenze. Ma contare è il nuovo paradigma sociale. Così scorrendo la lunga lista dei vincitori, troviamo solo 16 donne. La prima è stata Selma Lagerlöf, scrittrice svedese premiata per l'elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere”. Tant’è che divenne in seguito anche membro dell’Accademia svedese. Poi ci fu Grazia Deledda nel 1926, unica donna italiana a vincerlo, come non darlo alla penna che ha scritto Mutiamo tutti, da un giorno all'altro, per lente e inconsapevoli evoluzioni, vinti da quella legge ineluttabile del tempo che oggi finisce di cancellare ciò che ieri aveva scritto nelle misteriose tavole del cuore umano”. Ineluttabile il premio, innegabile la grandezza, rinnovata nella motivazione Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e calore tratta problemi di generale interesse umano”.

Dodici anni dopo toccò alla prima sudamericana, Gabriela Mistral poetessa dai versi unici, idealisti e musicali “un corpo glorioso che/ascolta e un corpo/glorioso che parla nel/prato in cui nulla parla; un respiro che va al respiro e/un volto che trema d’esso, in un prato in cui nulla trema”.

Di fronte ai quali l’Accademia non ha potuto che premiarla La sua opera lirica che, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni idealiste di tutto il mondo latino americano”.

Con un salto di 48 anni si arriva alla prima e unica afroamericana, Toni Morrison di cui l’Accademia ha sottolineatola forza visionaria e da intensità poetica che danno vita ad una parte essenziale della realtà nordamericana” .

Non che ne avesse bisogno per convincerci della sua grandezza, lei che ha scritto L’amore non è mai migliore di chi ama. I malvagi amano con malvagità, i violenti con violenza, i deboli con debolezza e gli stupidi in modo stupido, ma l’amore di un uomo libero non è mai sicuro. Non c’è dono per la persona amata. Solo chi ama possiede il suo dono d'amore. Chi è amato viene reciso, neutralizzato, congelato nello sguardo dell’occhio interiore di chi ama”.

Nel mezzo uno sparuto gruppo di scrittrici, alcune perse nell’oblio, altre vive e vitali a dispetto del tempo passato, che citiamo, sempre per quel imperativo di contare e nominare: Sigrid Undset 1928, Pearl Buck 1938, Nelly Sachs 1966, Nadine Gordimer 1991, Wislawa Szymborska 1996, Elfriede Jelinek  2004, Herta Müller  2009, Alice Munro 2013, Svjatlana Aleksievic  2015 e Olga Tokarczuk 2018

E se di conto dobbiamo dare, allora diamone un altro paio, anche se non si tratta di letteratura.

Di tutti i Nobel assegnati dal 1901 ad oggi solo 45 sono stati attribuiti a donne. Ringraziamo in particolare Marie Curie, non solo per essere stata la prima donna a riceverlo ma anche per averlo vinto due volte - solo altre tre persone ci sono riuscite Pauling, Bardeen e Sanger - in due categorie diverse (fisica e chimica).

A dirla tutta, il bottino della famiglia Curie è ben più ampio. L’hanno vinto anche il marito Pierre Curie (fisica), la figlia Irène Joliot-Curie e il genero Frédéric Joliot-Curie (chimica). Chapeau.