Gabriela Mistral, poesia di potenti emozioni

Gabriela Mistral, poesia di potenti emozioni

In un piccolo e magico paese nel cuore delle Ande cilene, Vicuna, nasce, nel 1889, Lucila de Maria del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga. 

Nota al mondo con il suo pseudonimo, Gabriela Mistral, nel 1945 è la prima donna sudamericana a ricevere il Nobel per la letteratura. 

Nelle sue poesie ci sono tutti i profumi della sua terra, c’è l’acqua e il suo rumore, i cieli stellati, il senso della libertà, c’è il viaggio e il ritorno, alle radici. E la passione, sempre in ogni verso, in ogni rima. La musicalità delle sue opere è un suono lieve e melodioso che rincuora e apre gli orizzonti finiti delle vette per innalzarsi al cielo. Ed è amore, L’amore che tace “Se io ti odiassi, il mio odio ti darei/ nelle parole, sicuro e deciso; / ma ti amo e il mio amore non si affida/ al parlare dei maschi, così oscuro!/  Tu lo vorresti trasformato in urlo, / ma viene dal profondo e ha dissolto/ il suo bruciante fiotto, si è esaurito/ ben prima della gola e anche del petto./. Mi sento come una fontana colma / mentre a te sembro uno zampillo inerte./ Tutto per l’infelice mio tacere/ che è più feroce che andare alla morte!”

Il Nobel le viene conferito per “la sua opera lirica che, ispirata da potenti emozioni, ha reso il suo nome un simbolo delle aspirazioni idealiste di tutto il mondo latino americano”. E che fosse idealista, la Mistral, non ci sono dubbi, lei che non ha mai nascosto il suo pensiero e lo ha espresso oltre il vociare delle persone. Stimata nel suo paese anche per la sua visione dell’insegnamento, la Mistral ha conservato sempre un legame forte con la sua terra, nei suoi viaggi da console agli ultimi anni a New York.

“Io canto ciò che tu amavi, vita mia, / nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia, / nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,/ nel pieno del tramonto io canto, ombra mia./  Io non voglio restare più muta, vita mia./ Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?/ Quale segnale,quale mi svela, vita mia?/ sono la stessa che fu già tua, vita mia. / Né intorpidita né smemorata né spersa./ Raggiungimi sul fare del buio, vita mia;/ vieni qui a ricordare un canto, vita mia;/  se tu questa canzone riconosci a memoria/ e se infine il mio nome ancora ti ricordi./  Ti attendo senza limite né tempo./ Tu non temere notte, nebbia o pioggia./ Vieni per strade conosciute o ignote./ chiamami dove sei, anima mia, / e avanza dritto fino a me, compagno.”