Lisetta Carmi e gli altri

Lisetta Carmi e gli altri

Lisetta Carmi conosce sin da piccola l’emarginazione, la discriminazione, la paura incontrollata. 

 Nasce in una famiglia borghese ed ebrea nel primo Novecento. Aveva uno spiccato talento per la musica ma a 14 anni viene espulsa da scuola. L’antisemitismo trasforma per sempre la sua vita. Inizia a vedersi attraverso quel dito puntato contro di lei. Imparerà in quegli anni cosa significa essere dimenticati, isolati, derisi, giudicati, bollati.

Il pianoforte in quegli anni “era il mio unico compagno” e nonostante le persecuzioni, scappa con la famiglia in Svizzera, diventa una concertista di fama internazionale. Quel dito puntato contro di lei si trasforma in mani aperte che la applaudono. Sino al 30 giugno del 1960 quando il suo maestro di pianoforte le vietò di partecipare alla protesta della Camera del lavoro di Genova, troppo pericoloso per le sue mani “e se ti fai male?”.

Lei gli rispose “se le mie mani sono più importanti del resto dell'umanità smetto di suonare il pianoforte”. Così fece e rinacque fotografa. Sempre con lo sguardo rivolto agli ultimi, ai dimenticati, agli emarginati. Va in Sardegna per testimoniare la vita delle piccole comunità di Calangianus e Orgosolo, in Sicilia per conto della Dalmine realizza un reportage sulle vie dell’acqua. Di quelle foto Leonardo Sciascia scrisse “sono poesie - e cioè - mito, memoria e sentimento”. Torna nella sua Genova quando la Società di Cultura le affida il compito di denunciare attraverso le sue immagini le condizioni lavorative dei camalli, gli operai del porto che caricavano e scaricavano le stive delle navi. 

Chiamata dal fratello Eugenio - consulente artistico dell’Italsider - scopre la vita dei lavoratori nelle fabbriche italiane. 

Per sei anni vivrà ogni giorno la vita dei travestiti dell’ex ghetto ebraico di Genova, convinta che “non esistono gli uomini e le donne, esistono gli esseri umani”.

Vive ricordando quel dito puntato contro di lei e cerca per tutta la vita di colmare quello spazio tra sé e gli altri.

Nel 1966 è a Sant’Ambrogio di Zoagli per immortalare Ezra Pound. Lei che si è sempre proposta di capire e mai di cancellare, ritorna nella sua Liguria per fotografare il grande poeta vicino per tanti anni al fascismo italiano. Non si ferma all’apparenza né alle frasi dette per anni, alle amicizia incomprensibili, alle scelte opinabili. Cerca di scavare nell’animo del poeta. Come poteva un uomo capace di raggiungere vette irraggiungibili essere solo una persona da cancellare?

“Rendi forti i vecchi sogni perché questo nostro mondo non perda coraggio” scrisse Pound e Lisetta Carmi fedele al suo sogno cercò di capire. Scattò venti fotografie di quell’uomo ormai consumato da 12 anni di ospedale psichiatrico. Era un ultimo anche lui. Dopo la seconda guerra mondiale fu catturato dai partigiani e consegnato agli americani. Accusato di collaborazionismo e di tradimento fu messo in isolamento in una gabbia d’acciaio 1,8 x 1,8 metri all’aperto, illuminata giorno e notte. Senza un letto o un qualsiasi giaciglio sul quale dormire. Dopo tre settimane in quelle condizioni ebbe un crollo mentale.

Per evitargli la condanna a morte lo dichiararono infermo di mente, affetto da schizofrenia paranoide depressiva e fu internato nell’ospedale psichiatrico criminale federale di St. Elizabeths. Tornò alla vita grazie ad amici e colleghi scrittori e artisti, su tutti Ernest Hemingway, che in Italia aveva combattuto contro i fascisti. Fu liberato nel ’58 e tornò subito in Italia, il paese che amava.  Nei suoi ultimi anni ad Allen Ginsberg, ebreo anche lui, disse che l’antisemitismo è “uno stupido e suburbano pregiudizio”.

Lisetta Carmi scatta le sue foto, senza giudicarlo. Immortala quell’uomo e con quelle foto vince il premio Niépce per l’Italia. In giuria c’era anche Umberto Eco che di quelle foto disse “le immagini di Pound scattate da Lisetta dicono più di quanto si sia mai scritto su di lui, la sua complessità e natura straordinaria”.

Lo fotografa, dà consistenza ad un uomo che in molti volevano cancellare. Lei no. Non ha mai giudicato. Non ha mai cancellato. Ha sempre cercato la verità, per quanto complessa fosse.

 

Una selezione di foto di Lisetta Carmi sono ora esposte al castello Carlo V di Lecce nella mostra Lisetta Carmi. Gli altri realizzata da Roberto Lacarbonara, Giovanni Battista Martini e Alessandro Zechini e visitabile sino al 5 settembre.