Anna Maria Ortese, la libertà è un respiro

Anna Maria Ortese, la libertà è un respiro

Non è un libro da leggere nelle ore tristi della sera, quando le 22 sono scoccate e le porte sono serrate, la notte aspetta l’alba, serena.

E nell’ora del mattino, i prati verdi coperti di brina, che Corpo Celeste di Anna Maria Ortese con gli occhi riposati dal sonno si può leggere. Con un tempo dinanzi, un giorno, le ore di sole, apparirà chiara la realtà, quella fatta di accadimenti per i quali tutto sembra straordinariamente reale per poi apparire con l’esperienza di vita, inutile e distante.

Il libro edito da Adelphi, è un monologo, memoria e riflessione, brani editi ed altri inediti che qui rivelano anche le inquietudini nel vivere dell’autrice.

Un testo anche attuale in alcune parti, come se il tempo non avesse modificato nulla.

“La grammatica non c’è più. La sintassi è casuale. Il vocabolario è stato invaso e distrutto. Da tutte le finestre e le porte del millenario edificio si affacciano i volti distorti e ottusi della beffa, del turpiloquio. La degradazione è la dea del momento. Si portano fiori agli altari della degradazione, ma viene chiamata dissociazione, che è cosa più lieve. Tutto è dissacrato, o sta per esserlo. Il patrimonio ultramillenario di modi, di intese, simboli, atti-simbolo è passato al macero”.

Scrive  Ortese, lo fa per una vita, non fa altro nella sua esistenza “Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere”.

Le pagine di questo libro sono rivelatrici di un pensiero diffuso, comune a molti, ora e non allora, e così alla domanda se ci fosse qualcosa nel mondo che detestasse Ortense risponde “Non so se la detesto, perché è molto imponente, e si può appena osservare: la virtù del nulla. Più una cosa è nulla, o male addirittura, più è vanificante o vanificata, più viene accettata e celebrata”.

Ortense sorprende con la sua attualità, lei che sa che “la libertà è un respiro”.