Visioni d'insieme

Dietro la foschia, Helene Schjerfbeck

Dietro la foschia, Helene Schjerfbeck

I ritratti sono stati d’animo, pensieri, timori, paure.

Prendono forma su una tela bianca, poche linee, colori soffusi, come se un’ombra li sbiadisse. La sua più grande paura era la morte e traspare nel fuggevole sguardo dei suoi autoritratti. C’è angoscia, tristezza, sofferenza, ma incredibilmente anche delicatezza. Toccatemi piano l’anima. Sembra dire.

Helene Schjerfbeck nasce in Finlandia, a quattro anni cade da una scala e si frattura un’anca, la zoppia sarà il ritmo sul quale vivrà la sua intera vita.

Immobilizzata a letto inizia a disegnare e dipingere, come Frida avrebbe fatto anni dopo dall’altro lato del mondo. La purezza e qualità dei suoi dipinti si mostrano con prepotenza a tutti, a 11 anni la iscrivono alla scuola di disegno della società finlandese d’arte, 5 anni prima di tutti i suoi compagni.

Il dolore torna, sotto forma della malattia del padre. Non può più permettersi le lezioni di arte. Un vuoto profondo si impossessa di lei. La sua arte la trascina in alto, uno dei suoi professori, G. Asp le paga la retta dell’accademia privata di Adolf von Becker. Torna a respirare, il cuore si fa leggero.

Lo stile, strato su strato, diventa sempre più chiaro. Helene dipinge accenni, sentori, bisbigli. Attimi di dolore. Istanti di paura. Gli oggetti e i luoghi sono solo corollari, il centro di ogni sua opera sono le emozioni. Come seduta sul letto di uno psicoanalista, scandaglia i meandri della mente, sua prima di tutto e degli altri, a volte. Lei è il volto di gran parte delle sue opere, non per vanità, ma per comodità, non può muoversi agevolmente e il suo viso è sempre a portata di mano. Viaggia, dipinge, torna in Finlandia quando la salute le impone di rallentare ancora un poco, per vivere insegna alla scuola di disegno della società d’arte che aveva frequentato da bambina. Le condizioni peggiorano, smette di insegnare e si trasferisce dalla madre, conforto per uno spirito sofferente che ha bisogno di pace. Tagliata fuori dal mondo dell’arte si aggrappa come può all’arte cercando di non crollare. Le lettere saranno la sua salvezza, contatto con il mondo che si era creato. Le inviano riviste d’arte, studia i grandi da Van Gogh a Picasso. Sempre nascosta dietro una coltre di foschia, che ingrigisce ogni emozione. Ma imperterrita continua a dipingere, per sé prima che per gli altri. Ha bisogno di raccontare al mondo i suoi più intimi pensieri. Sarà Gösta Stenman, mercante d’arte finlandese a scoprirla e a curare la sua prima mostra personale in Svezia, alla quale seguirono molte altre.

La rende visibile, soffiando sulla polvere dolorosa che l’ha sempre accompagnata.

Quegli occhi bassi, lo sguardo rassegnato, il dolore in mostra, l’hanno relegata ai margini, resa invisibile a chi di fronte al dolore altrui gira lo sguardo per non vedersi dentro.

Nascosta suo malgrado al mondo, il suo volto è oggi nelle tasche di ogni finlandese, effige dei due euro.

Il Met di New York la celebra, proprio in questi giorni, svelando al mondo la verità di un’artista che sapeva dipingere il silenzio.

Per uno scherzo del destino, ora tutti la vedono.

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