Una favola per tutti, L’Iguana di Anna Maria Ortese

Una favola per tutti, L’Iguana di Anna Maria Ortese

C’era una volta una iguana, dolce e molto oppressa, un eroe buono e un gruppo di cattivi e corrotti.

Anna Maria Ortese quando ha scritto L’Iguana ha scritto una favola per adulti, dove c’è tutto, la magia, il sogno, la filosofia, la morale e addirittura la morte di Dio.

Lo scrive come scrive tutti i suoi libri, con “ardore, un fuoco incontenibile, a cui la letteratura non sembra bastare: gli opposti abissi di tenebra e di eterea letizia: un lieve delirio, che sfuma le sensazioni; il dono di cogliere il reale e l’irreale appena si producono, e di fonderli nell’incantesimo di un unico sogno” come scrive Pietro Citati nelle cinque pagine dell’edizione Adelphi del 1986 che portò al successo il libro scritto nel 1965, che vendette solo 1990 copie nei primi cinque anni.

Basterebbe l’accorata ed entusiasta recensione di Citati per leggere questa piccola perla convinti che ne valga la pena.

Ma su tutto ci sono le parole della Ortese che sono illuminate.

“L’oppressione e la conseguente rivolta … sono una faccenda di sentimenti e di libertà di esprimerli, dimenticando che dove non ci sono denari o dove il denaro può comprare tutto, dove c’è penuria e ignoranza grande, là neppure il sentimento, o la voglia di esprimerli, esistono e insomma … avevano per certo che un mondo oppresso abbia qualcosa da dire, mentre, se l’oppressione è antica e autentica, l’oppresso non esiste neppure, o non ha una vera coscienza di esserlo, l’oppressore. che a volte, per vezzo, simula i modi che sarebbero legittimi della vittima, se ancora esistesse”.

La critica alla borghese società moderna è tutt’altro che velata. Quegli uomini ricchi intenti solo ad “abbeverare la noia umana” fanno da contraltare a tutta la poesia e la bellezza di Estrellita, l’iguana grande come una persona e vestita di cenci e stracci.

“Se tutte queste costellazioni, queste vie lattee, queste nebulose, e insomma questi contenuti della notte dispersa come l’oceano intorno alla nostra coscienza”, se, se solo…

Se solo l’uomo non avesse corrotto la sua esistenza, distruggendo la natura e quel connubio indissolubile che sorregge il Paradiso in terra.

“Non che arrivasse all’assurdo di pensare, come possibili, connubi tra le diverse specie, un affiatamento e uno sforzo di superare insieme la terrestreità, ch’era sicuramente, quanto dai viventi tutti si aspettava il Signore”.

Lucido e al tempo stesso sognante, il libro della Ortese si sviluppa in “quel doratolivido languore del mattino”, con le sue pennellate di verità e speranza che si alternano. Perché si, Dio è morto, ma forse è risorto.