Il pizzarello, cena del venerdì a Terlizzi

Il pizzarello, cena del venerdì a Terlizzi

Oggi no, è mercoledì. Oggi no, meglio venerdì. Sì venerdì, solo in quel giorno si può gustare una prelibatezza, un prodotto unico, inimitabile.

E va bene, ho aspettato un venerdì qualunque per accettare l’invito di Nino e Isa per una cena senza convenevoli, così come si addice tra amici di vecchia data, quelli che si contano sulle dita di una mano, quelli a cui puoi chiedere tutto, quelli per i quali faresti di tutto. Nella mansarda la birra fresca, le chiacchiere sui tempi passati, gli aneddoti, le prospettive per il futuro. Nella provincia barese quella del lavoro e dell’imprenditorialità, nella città dei fiori, Terlizzi, ogni venerdì e solo di venerdì, i panificatori sfornano il pizzarello. Farina, lievito madre, acqua, olio extravergine di oliva e pomodorini, cottura in forno a legna ed ecco son pronti. Nella loro semplicità nascondono la fantasia di chi li farcirà. Mortadella, salumi, formaggi, crema di carciofi, olive, conserve, melanzane sott’olio, chi più ne ha più ne metta. Facile sulla tavola imbandita dividere il pizzarello aprirlo a metà e farcirlo. Senza limiti agli accostamenti. Scendono giù che è una vera gioia per il palato e la gola. Sì, buonissimi. Mi spiegano che per tradizione si mangiava nel giorno dei morti ripieno di ricotta forte, ora a Terlizzi il venerdì è il giorno della tradizione. 

Ha la forma del sesso femminile, simbolo di rinascita in un giorno triste e infausto.

Morbido e croccante, olio extra vergine di oliva che piacevolmente resta sulle labbra e un’ottima burrata per farcirlo.

 Non ho contato le metà, tra una chiacchiera e un’altra, tra un sorso di birra e una risata. Non so quanti ne ho mangiati, abbinamenti tanti e vari. Ma se vuol superare il mio esame non c’è che la prova finale: la Nutella! Oh siiii. Il vasetto è titubante ma non può fuggire, affondo la lama di un coltello e poi la spalmo. Buonissimo. Ora lo so il venerdì tutti a Terlizzi, panificio, salumeria e la cena è servita. Chissà perché non l’ho incontrato prima questo prodotto così buono, tipico. E con la frutta? Aspetterò l’arrivo di un fiorone nero Domenico Tauro. Un’altra storia.