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Devo andare nel Regno del Drago d’oro”, “Sembra interessante almeno quanto l’Occhio del mondo”.
Giaguaro e Aquila si lasciano così in La città delle bestie, primo libro della trilogia dedicata alle loro avventure scritta da Isabel Allende, tradotta da Elena Liverani ed edito da Feltrinelli a cui seguono Il regno del drago d'oro e La foresta dei pigmei.
Ne La città delle bestie Alexander Cold un timido californiano 15enne si sveglia di soprassalto per un incubo, un avvoltoio nero dagli artigli gialli entra in casa e rapisce sua madre.
Il sogno è premonitore, la madre è malata e lui è costretto ad andare a vivere dalla nonna per il periodo delle cure. La nonna è una anziana, anticonformista reporter di viaggio che gira il mondo come se fosse Indiana Jones. Lui ha gli occhiali spessi, suona il flauto e ha gusti culinari estremamente difficili. L’unione non sembra delle più facili eppure, quando i due partono con una spedizione nella foresta amazzonica alla ricerca del Popolo della Nebbia, pian piano tutto cambia. Alex scopre l’avventura, la bellezza della natura, scopre mondi che avrebbe solo sognato, o forse neanche, incontra Nadia Santos, ribelle, indipendente, più piccola di lui di due anni eppure perfettamente a suo agio in quel luogo apparentemente ostile. Figlia di quei luoghi dove la natura è madre.
Isabel Allende nel suo stile immaginifico racconta una storia universale in cui ci si perde per ritrovarsi, i protagonisti sono due adolescenti che cercheranno le uova di cristallo, l’acqua della vita, la montagna sacra, il popolo della nebbia e lungo tutto il viaggio uno sciamano li proteggerà.
Un libro per chi sogna a occhi aperti di altri mondi possibili oltre al grigio asfalto delle città e al conformismo di quella parte del mondo ricco e stanco, incapace di trovare bellezza in ogni cosa.

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