Lievito madre, maschile femminile

Lievito madre, maschile femminile

Sono qui da sei anni, lunghissimi. Ho contato i giorni, 1803, lunghissimi. Dal 21 aprile 2014 al 29 marzo 2020. Lo ricordo, come fosse ieri. 

Ricordo ancora la mia ultima performance, Pasquetta ed io in tutta la mia sfolgorante forza ero il protagonista assoluto della giornata. Laboratorio del pane in una masseria, tante mani di bambini mi hanno impastato, unito alla farina e all’acqua. E che risultati ho dato, pane lievitato perfettamente, cotto alla perfezione. Mi hanno divorato, bambini e genitori, con i formaggi freschi e la carne alla brace, accompagnando i morsi con vino e acqua. Un gran successo. Una parte di me osservava tutto dal vaso in cui ero tornato, perché il lievito si cresce e poi una parte la si lascia per il successivo impiego. Certo allora, quel 21 aprile del 2014, non pensavo sarei rimasto inutilizzato per ben sei anni. 

Ho osservato mani crescere e aprire le porte della mia libertà ma ero lì e non mi prendevano, mi coprivo di muffe. Vedevo entrare ed uscire salumi verdure formaggi carne. Ed io lì, dimenticato. Ma non mi buttavano, no, questo mai. Perché io lievito madre posso avere vita eterna e sapevo che se fossi rimasto lì ad osservare lo spazio angusto in silenzio concentrandomi solo su me stesso, sì, sapevo sarebbe arrivata la mia occasione. Sì, qualche volta ho avuto paura per la mia vita, quando la padrona di casa puliva il frigorifero, ho avuto il timore fosse giunta l’ora della mia dipartita. Ma infine è arrivato il mio momento. Quando quella mano mi ha preso e tirato fuori dalla mia casa di vetro, pulito dalle muffe, osservato prima di mettermi alla prova, lì ho capito che avevo finalmente la mia occasione di essere ancora me stesso: madre. E così durante la notte mi sono liberato dalle brutture del tempo, ho trovato vigore, ho dato fondo a tutte le mie risorse e sì, sono tornato vivo. Ancora qualche trattamento per qualche giorno e poi eccomi, pronto. Nuova farina, Senatore Cappelli di qua, Maiorca di là, oh sì son tornato. Tutto è lievitato, pane, pucce, pizzi e pizze. Che di lievito di birra nei supermercati non se ne trova più e tutti chiusi in casa il tempo bisogna farlo passare. 

Ho aspettato sei anni, una quarantena mi ha ridato la vita. Femminile.