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Chiara Venturini, crepuscolo di rugiada

Chiara Venturini, crepuscolo di rugiada

Le dita affusolate sfiorano il flauto, sprizzi di argento si diffondono sul suo viso, illuminando i grandi occhi scuri.

Chiara Venturini ha 22 anni, nasce in un paese di confine, Tagliacozzo, tra l’Abruzzo e il Lazio. A 6 anni inizia a suonare il pianoforte, ma in seguito viene indirizzata dalla maestra Cabiria Stati verso il flauto. Aveva 11 anni e quel giorno ha cambiato il suo destino. Undici anni dopo ha conseguito il diploma di I livello in flauto al Conservatorio Luisa D'Annunzio di Pescara con il massimo dei voti e la lode, tra le lacrime commosse dei suoi insegnanti e la gioia di chi le vuole bene lì tra il pubblico ad ascoltarla.

Abbiamo parlato con lei della sua vita, della sua visione del mondo, della musica.

Qual è il suono che ti fa sentire viva?

Il suono di una gioiosa risata: che sia mia o che sia degli altri, è manifestazione di un'emozione, dunque è vita ed è musicale in quanto espressione della particolarità di ognuno di noi.

Cos'è la musica per te?

La musica è estensione della mia personalità: tutto ciò che fa parte del mio mondo interiore prende vita nel momento in cui mi trovo a produrre musica o semplicemente anche ad ascoltarla e il mio "io" entra in comunicazione con l'io degli altri, della natura, del mondo.

Cosa ti ispira?

La sconfinata bellezza dell’arte e delle piccole cose del mondo, le quali fanno parte della quotidianità ma vengono messe da parte in virtù di una vita sempre troppo “impegnata”. Quando mi trovo in momenti di sconforto, mi piace soffermarmi sul mio respiro, su cosa ho intorno a me, sul perché suono, sull’analisi dell’ambizione di ognuno di noi, sul silenzio, per sostenere sempre quel legame indissolubile tra l’arte e la vita, che guida l’ispirazione.

La musica può cambiare il mondo o almeno la vita delle persone?

In un mondo idilliaco mi piacerebbe poter rispondere “sì” alla prima parte della domanda ma purtroppo esistono schemi di “gestione sociale”, quali i conflitti, le guerre, le carestie per esempio, che vanno al di sopra delle regole della musica.

Ciò nonostante, quest’ultima ha un enorme potere perché influenza l’umore delle persone: possiede un linguaggio che va oltre le parole e in cui ognuno di noi riesce a ritrovarsi; so per certo che può salvare una vita.

Come ti relazioni con il silenzio?

Il silenzio “sa di casa”: nello studio della musica, tra i vari argomenti, si trattano anche le pause - i loro segni grafici, la loro durata, il loro significato all'interno di una struttura formale. Molto spesso si pensa al silenzio come assenza di suono ma se nell'arte anche le pause sono musica, allora anche il silenzio lo è.

Mi trovo a mio agio nel silenzio perché permette di entrare in contatto con sé stessi e non è mai invasivo nel farlo, perché porta risposte a quesiti che ci si pone senza effettivamente instaurare un dialogo.

Se potessi comporre lo spartito della tua vita che parole useresti?

Crepuscolo di rugiada. Crepuscolo perché, trattandosi di un momento ambivalente in quanto può precedere l'alba o seguire il tramonto, racchiude in sé tutto ciò che avviene prima e dopo un determinato momento; rugiada perché è tanto bella quanto fragile come le goccioline d'acqua sulle foglie nella notte, perciò va trattata con cura e valorizzata.

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