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Anna Schiavulli, la bellezza ci eleva

Anna Schiavulli, la bellezza ci eleva

Nel teatro Petruzzelli una nota soprana vibra nell'aria, un sussurro di bellezza che si fa melodia.

Tra le fila del coro del teatro barese c’è Anna Schiavulli, da quasi vent’anni su quel palco. Le sue corde vocali come fili d'argento tessono un arazzo sonoro, un incanto che rapisce i sensi e trasporta l'anima in un mondo di sogno, la voce sboccia nel buio, il pubblico silenzioso la ascolta rapito.

L'abbiamo incontrata per scoprire i segreti della sua arte, le note segrete che compongono la sua musica interiore.

Com’è nata la passione per il canto?

È nata perché in casa si ascoltava musica, sono cresciuta ascoltandola e già da piccola sentivo il bisogno di immergermi in questo contesto che è meraviglioso. Mio padre ascoltava la Traviata, sono cresciuta su quelle note, quelle arie. La passione è cresciuta negli anni, ho studiato al conservatorio Piccinni dove mi sono diplomata in canto e poi mi sono specializzata in musica vocale da camera.

 

Che sensazione si prova a far parte del coro del teatro Petruzzelli?

È un'esperienza molto impegnativa, soprattutto da un punto di vista intimo, perché la musica ti consente di trasportare fuori quello che le parole non riescono a dire e quindi anche lo studio diventa un momento di introspezione e di meditazione. È come ritagliarsi un momento di bellezza in un mondo che non guarda molto al bello.

 

La musica riesce ad avvicinare le persone? C’è un momento di contatto con il pubblico o il palco divide?

Assolutamente sì, si crea un collegamento con il pubblico, si entra in empatia, noi cerchiamo di trasmettere qualcosa e di condividere con il pubblico emozioni e sensazioni.

Tra chi canta e chi ascolta si crea un'unica anima.

 

C’è un’opera che sente particolarmente sua, che sente più intensamente di altre?

In questo momento stiamo studiando il requiem di Brahms ed è particolarmente toccante, è una musica che ti eleva lo spirito, ti fa sentire un senso di comunione con il mondo. È molto bella.

 

C’è qualcosa che vorrebbe dire a chi la ascolta?

L'arte dovrebbe essere più valorizzata. In questo momento stiamo lottando per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro che non avviene da vent'anni. È una cosa abbastanza demotivante, ecco perché credo che sia importante portare l'arte avanti e sarebbe giusto che le istituzioni diano più valore.

 

Il canto, la musica, l'arte in generale, possono rendere una persona e quindi la società migliore?

Assolutamente sì, lo credo fermamente. Ovviamente a seconda di come uno la vive, ma è una possibilità. Entrare in contatto con la bellezza, ci eleva.

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