Torre a Mare, ricordi di una notte

Torre a Mare, ricordi di una notte

Fuori dai palazzi della città, lontano dalle strade trafficate, percorrere il lungomare sud e raggiungere un piccolo porto dal quale partono le barche dei pescatori.

L’odore del pesce dai ristoranti, gli aperitivi nelle domeniche, la cupola al cioccolato al latte e mandorle tostate. Ed osservare la striscia blu, l’Adriatico qui poco profondo, in questa piccola località del litorale, ultimo quartiere a sud di Bari,  dove puoi trovare costruzioni prefabbricate che richiamano le baite di montagna. 

Bella in tutte le stagioni. Di inverno meta di passeggio nelle giornate di sole avvolti in caldi piumini, sciarpe al collo e guanti alle mani, quando il vento di tramontana fa gelare il naso. In primavera quando ci si spoglia velocemente per sentirsi già in estate con la piazza e le vie attraversate da tante persone. In autunno, con gli alberi che lasciano cadere i loro verdi abiti. Torre a Mare sorprende per essere sempre lei, immutabile, nei ricordi dei tuoi ultimi anni. La Torre, cinquecentesca, solitaria nella piazza moderna, l’edicola, il porto. Ecco un pescatore raggiungere la sua barca a bordo di un piccolo natante in plastica bianco sospinto a colpi leggeri di remo che lega alla boa di ancoraggio. Un salto atletico, poche manovre ed è già fuori dal porto, verso un luogo solitario di pesca. Sul molo ragazzini si rincorrono lasciando metri di distanza da chi vorrebbe controllarli. 

Il cielo si colora di rosa ad ovest, dietro la torre, dietro le case, è l’ora del tramonto. Perché tornare? Decidere di restare, distendersi sul molo, contare le stelle, mentre mi parli dell’importanza del colore blu, primario, e del bianco che serve a chiarire, a dare luce. Blu di Prussia che non distinguo dal blu notte, come questo cielo in cui ricerco per abitudine l’Orsa Maggiore e la Minore. Blu Klein, e il viaggio a Firenze, Palazzo Pitti e gli Uffizi.

 Il pescatore rientra in porto prima che albeggi. Porta con se un carico di speranza.