Abbazia di Cerrate, sapiente magnetismo

Abbazia di Cerrate, sapiente magnetismo

Appare all’improvviso, lungo la strada che porta al mare, oggi fra scheletri di alberi, ieri fra le fronde degli ulivi, l’Abbazia di Cerrate. 

Il colore della pietra risalta nelle giornate primaverili ed estive quando il sole rende arsa la campagna circostante prima che si arrivi al mare. La strada è la provinciale 100 che collega Squinzano a Casalabate, a pochi chilometri da Lecce. L’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, affidata al FAI, Fondo Ambiente Italiano, dalla Provincia di Lecce nel 2012, torna ad essere visitabile dopo un lungo e complesso intervento di restauro. Si respira il senso di un passato che non può tornare sotto le navate del monastero bizantino e l’abbandono che per secoli la struttura ha subito, ed anche un’ infinita sensazione di pace e solitudine. Luce magica rende il luogo ricco di suggestioni. 

La leggenda racconta che l’Abbazia venne fondata dal re normanno Tancredi d’Altavilla, conte di Lecce (1138-1194) al quale apparve, dopo aver inseguito una cerbiatta in una grotta durante una battuta di caccia, l’immagine della Madonna. Apparizioni. La datazione è però più antica, agli inizi del XII secolo, con Boemondo d’Altavilla (1058-1111) che vi fece stabilire i monaci basiliani che qui insediarono una biblioteca e uno scriptorium. Nel 1531 la struttura era notevolmente più grande  con alloggi, stalle, pozzo, mulino e due frantoi sotterranei. Eccola la duplice natura del complesso architettonico, chiesa da un lato e masseria autosufficiente dall’altro, tutto perfettamente in armonia. Dal 1700 il complesso resta in stato di abbandono fino al 1965. 

Visitandola oggi sorprendono le linee romaniche della chiesa, la facciata con il rosone, le arcate che si sviluppano lungo i lati e il portale minuziosamente scolpito. E gli affreschi bizantini e quelli successivi richiamanti il rinascimento, alcune figure ben distinguibili altre perdute. Passato e presente, meraviglia e recupero dall’abbandono. 

Nell’atrio il pozzo e le sue quattro colonne segnano il passaggio dal culto al lavoro agricolo. Due grandi macine ottocentesche in una delle costruzioni dedicate alla vita della masseria rammentano l’equilibrio tra sacro e profano, tra sapere e sapere. Visitare il complesso di Santa Maria di Cerrate è abbandonarsi ad un potere misterioso che attira, che restituisce sapienza, magnetismo. 

Appare l’immagine di due occhi intensi in un viso accaldato dal sole.