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Un’isola e il suo faro, sogno di solitudine

Un’isola e il suo faro, sogno di solitudine

Un’isola, deserta, intorno il mare azzurro incontaminato, terre abitate non raggiungibili a nuoto, e poi un faro, nel mezzo, solo, solitario.

Lì, in quel faro desiderare di vivere, in compagnia del silenzio e del rumore sordo del mare in tempesta. Udire l’acqua e il suo canto, ora una ninna nanna, poi  una canzone allegra ed una triste, musica sensuale, poi euforica, o anche e solo quella che si vuole ascoltare mentre tutto intorno tace.

Lì, in quel faro osservare l’alternarsi del giorno e della notte, guardare cielo e mare scurirsi, intravedere scie argentee e dorate, osservare un cielo carico di stelle sognare altri viaggi con mete ancor più lontane e solitarie. Mentre la luce indica la terra ai naviganti, e il buio disegna confini ancor più lontani, la piccola barca solca le onde, cerca un approdo guidata dal faro. Un anfratto nel quale trovare riparo, terra nuova dove seminare semi di speranza, lasciando il passato alle spalle. affidandolo agli scrigni nel mare. lo stesso mare che di quegli scrigni gelosamente ne custodisce le chiavi.

Lì, in quel faro aspettare il saluto del delfino e quello del pescatore con le provviste per la settimana, mentre il pc segnala l’arrivo di una mail. Quelle arrivano anche qui nell’isola deserta quando solo il cappero resistente regala un nuovo fiore.

Lì, in quel faro attendere il tuo arrivo, solo ventiquattrore ripeti nei tuoi messaggi, solo ventiquattrore il tempo di arrivare, guardare il mare osservare un tramonto arancio, la luce di notte e l’alba che illumina il giorno per poi salpare dopo un lungo saluto, un cenno della mano.

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