Camelia, fiore che incanta

Camelia, fiore che incanta

Il bianco abbagliante della purezza, il profumo dei suoi petali che inebriano l’aria, l’infuso che rinfresca lo spirito.

La corteccia che riscalda come fosse carbone.

La camelia pegno d’amore dell’ammiraglio Nelson per la moglie lady Emma Hamilton. Sono per lei tutte le camelie del giardino inglese nella reggia di Caserta.

Bianca come un diniego, rossa come un’offerta da appuntarsi in petto o custodire tra le mani come faceva Marguerite Gautier, la signora delle camelie di Alexandre Dumas “Tre cose che non la lasciavano mai, e che occupavano sempre il parapetto del suo palco di prima fila: il binocolo, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie. Per venticinque giorni del mese le camelie erano bianche, e per cinque erano rosse; non si è mai conosciuta la ragione di questo cambiamento di colore”.

In Europa tutte le donne volevano essere lei, tragiche e bellissime signore delle camelie. La appuntavano sul petto, invito appena sussurrato di un amore nascosto.

Tragica nella sua infinita bellezza, quando smette di vivere non perde delicatamente i suoi petali, uno per uno, ma cade come corpo morto cadde, nella sua interezza. O tutto o niente. Ed ora è arrivato il tempo del niente. Dopo aver stordito con la sua essenza, aver inebriato ogni senso, la camelia teatralmente va via. Esuberante nella sua infinita bellezza che si ripete ad ogni petalo, non cede ad una misura di mezzo.

Nel 1913, sulla spiaggia di Étretat, in Francia, Coco Chanel decide di inserire nella cintura che porta in vita una camelia japonica bianca. Da quel giorno diventerà il suo emblema, accrescendo il mito di un fiore che incanta, che sia unico o di 600 specie diverse come al Kodomo no Kuni (la Terra dei Bambini), un parco giapponese dove l’artista Choka Adachi le colleziona.

Basta aspettare la primavera ed assistere all’incanto della fioritura. Sbocciano una dopo l’altra. Bianche, rosa, rosse, gialle. Alcune splendono di sola bellezza, altre profumano di freschi frutti esotici. Tutte “Sono stelle che tramontano così come sorsero, senza fulgore”.