Palme e ulivi, ed è subito 2021

Palme e ulivi, ed è subito 2021

Di alberi di palme son rimasti pochi, il punteruolo rosso ha compiuto la sua missione. Mostrare l’inefficienza della pubblica amministrazione. 

Nel forzato silenzio e nella quaresima senza celebrazioni anche l’antica tradizione di fare croci è  rimasta in quarantena. Che alberi non ce ne sono, né palme da legare per tempo perché restino bianche, né la fiera di San Lazzaro a Lecce dove comprare steli da far benedire. Nel deserto restano i ricordi. Le palme dorate da lavorare. Chi prepara steli interi intrecciati con raffinate raffigurazioni, chi croci, a quattro, sei, otto lati, e chi per i bimbi imbastisce ‘panareddhi’ con cioccolatini. Mentre scorre il tempo inesorabile, le creazioni crescono sul tavolo, qualcuno racconta storie di fantasmi che si manifestano nell’ora più calda dell’estate quando la vigna richiedeva cura da eseguire a mano e non con i moderni mezzi meccanizzati. 

La palma della tua infanzia ha perso la testa ed è morta su se stessa. Nessun uomo si arrampica più a cogliere gli steli all’alba del giorno delle Palme, steli da donare. 

Un nodo per iniziare, foglia aperta in due ed unita in maniera indissolubile, base su cui costruire, scale che non portano al cielo.

Tutto è pulito, nessuna frenesia di creare, restano in casa quelle dello scorso anno, saranno risparmiate dall’incontro con il fuoco. Rimandato all’anno prossimo, 2021. Resteranno ancora in casa a benedire, come il ramoscello di ulivo sottratto all’albero in giardino, in una mattina in cui il prete benedice via Facebook se non ha un canale radiofonico o televisivo. 

Nessuna folla festante a Gerusalemme. 

Il muro del pianto è la parete della nostra prigionia.