Hertz e Vignelli, gli uomini che hanno svelato NY

Hertz e Vignelli, gli uomini che hanno svelato NY

Come farò a districarmi tra tutti questi tunnel e binari che corrono in ogni dove. Sono al centro di un groviglio di acciaio e cemento. Non riesco a trovare la giusta direzione. 

Un labirinto che si dipana per 380 chilometri, 472 stazioni. Non è un semplice mezzo di trasporto è un crocevia di vite e incontri. Ogni anno trasporta oltre un miliardo e mezzo di persone, ha visto e sentito tutto. E’ la metropolitana di New York, neanche Cnosso avrebbe trovato la via.

Lei, the subway o meglio the labyrinth, è il cuore del centro del mondo e oggi saluta lui Michael Hertz, il grafico che l’ha resa accessibile al mondo intero. 

Ha messo su carta una lunga sequela di punti e linee e colori, in maniera semplice e chiara. 

La precedente, dell’italiano Massimo Vignelli fu considerata ostica dai newyorkesi, un’opera d’arte per i graphic design di tutto il mondo. Una mappa perfetta tanto da essere in mostra al Moma di New York.

Ma entrambi seppure con due punti di vista differenti hanno spiegato l’inesplicabile. Hertz, con un passato di disegnatore di trailer per Walt Disney, aveva il compito di renderla “più umana” e ci è riuscito. Vignelli ha decontestualizzato una città, seguendo le orme della mappa della metropolitana di Londra, disegnandola con curve a 45 e 90 gradi. Bellissima, anche se non perfettamente aderente alla realtà. Tanto bella che il direttore d’orchestra Alexander Cheng, la trasformò in uno strumento a corde interattivo.

Ma l’arte non sempre viene apprezzata.  L’aver disegnato Central Park come un quadrato non è andato giù ai newyorkesi. Troppo pratici. troppo concreti. Così la mappa fu sostituita solo dopo pochi anni, proprio da quella di Hertz che oggi raggiunge Vignelli. 

E insieme osservano l’insondabile con occhio attento, alla ricerca di una geografia da riproporre su carta. 

Loro che con quella mappa ci hanno svelato il percorso per trovare non un tesoro qualsiasi ma New York. Hanno preso quello che all’apparenza era un inesplicabile groviglio infinito senza capo né coda e hanno fatto una magia. Hanno donato una città al mondo intero, quella città che “Era troppo per crederla vera; così complicata, immensa, insondabile”. Non ha fatto in tempo a vederle quelle mappe Kerouac, lui che amava i sotterranei, le avrebbe tenute tra le mani e cantate in tanti suoi scritti. Loro che avevano compiuto la loro unica e nobile funzione, rendere quella complicata, immensa, insondabile città alla portata di tutti.