La befana, tradizione che resiste

La befana, tradizione che resiste

“La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, con la cuffia alla romana, viva viva la befana”.

La recitava sempre mia nonna, questa filastrocca, con l’approssimarsi dell’Epifania che tutte le feste porta via! E menomale, perché di chili ne ho messi su parecchi, nonostante l’influenza, grazie ai pranzi luculliani, ai torroni e panettoni, ai pandori e creme spalmabili. Quanto alle scarpe rotte della Befana non vorrei avesse marciato anche lei alla media di 20 mila passi al giorno sui sanpietrini della città eterna, di una bellezza immensa, ineguagliabile, come ho fatto io negli ultimi tre giorni. Talmente tanti passi che anche l’app del mio smartphone che conosce le mie abitudini mi ha imposto di fermarmi per aver superato in tre giorni la distanza coperta nello scorso anno! Tornando alla Befana, alla calza piena di dolci, sopraggiungono al palato ricordi di caramelle alla frutta, di zuccherosi carboncini, di mandarini e noci, quando la calza era il calzino più grande che si trovava in casa. E come non dimenticare le monete che dovevano esserci per buon auspicio. La Befana, l’attesa dei bambini, il piacere della sorpresa, quanti bei ricordi sulla vecchina della tradizione, quante emozioni. Per le piccole cose. Anche per le grandi che la Befana, brava vecchina, portava anche doni! Oggi resiste la tradizione, moderne calze di leccornie preconfezionate, ma è pur sempre Befana. E mi torna in mente una vecchia ninna nanna:

“Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Lo darò alla Befana che lo tiene una settimana.

Lo darò all'Uomo Nero che lo tiene un anno intero. Lo darò all'Uomo Bianco

che lo tiene finché è stanco. Lo darò al Saggio Folletto che lo renda Uomo perfetto! Lo darò alla sua mamma

e il bimbo fa la nanna”.