
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Mentre il vento freddo, stamattina, mi gela viso e mani, mi incammino, apparentemente, senza meta.
È davvero casuale: ho un cappello in tasca (di solito non ne uso) e me lo infilo velocemente. Il tepore cambia la situazione e camminare è più gradevole man mano che la temperatura corporea si stabilizza. Mentre il passo acquista velocità penso. Ma quanto penso? Penso troppo, penso a tutto e tutti e, in realtà, non vorrei pensare proprio a niente. C'è un momento speciale alla fine di una lezione di yoga che è quello in cui l'insegnante invita ad abbandonare il corpo e svuotare la mente, tre respiri profondi, espirazione lenta e spontanea e rimanere immobile per qualche minuto senza pensare assolutamente a niente. Non ci riesco mai. Con l'esercizio mi impegnerò perché è importante riuscirci. Allora se proprio la testa non si ferma e tenta di mettermi di malumore, perché mi sto dirigendo dove non mi va di andare ma ci devo andare, decidere di pilotare ed orientare il pensiero diventa una via di fuga. Il gioco dei colori è il preferito delle mie nipotine e giocare con loro senza grandi obiettivi ed aspettative, quasi sempre, si trasforma in un momento particolarmente piacevole, divertente ed educativo. Pensare alle mie bambine mi mette di buonumore ed allora gioco idealmente a cercare intorno a me, strada facendo, i colori che preferisco. Purtroppo non sono diretta verso il mare, per cui mi circondano colori diversi da quelli nei quali sistematicamente mi perdo e mi ritrovo allo stesso tempo. Tuttavia la campagna sta cominciando a riempirsi di erba rigogliosa che è di un bel verde brillante; grazie alle piogge gli alberi sono pieni di foglie e di frutti come limoni, arance e mandarini. In questo caso penso immediatamente a deliziose e profumate marmellate (prepararle è una mia passione ma anche mangiarle lo è) e anche a liquori da gustare a fine pasto in compagnia di amici e parenti.
Un unico timido mandorlo, al momento, è pieno di fiorellini rosa, questo albero in fiore mi dona un'immagine delicata, da guardare e non toccare assolutamente. Il cielo, invece oggi, non ha un bel colore, è pieno di nuvoloni grigi che non promettono niente di buono. Fra i colori che amo di più in natura c'è il giallo e in campagna ci sono giusto dei minuscoli e spontanei fiorellini gialli adesso; li guardo da vicino: sono perfetti, vorrei raccoglierne e fare ciò che si faceva da bambini, succhiarne lo stelo, per far venire fuori un succo aspro ma gradevole. Anche nel mio giardino il gelsomino (quello detto di San Giuseppe) sta cominciando a sbocciare e nel giro di qualche settimana diventerà una nuvola gialla. Ma la regina dei fiori gialli, senza nulla togliere ai meravigliosi girasoli ed a tanti altri bellissimi fiori, è la mimosa. Nonostante il freddo, alcuni alberi sono già completamente in fiore e il suo profumo lascia una scia che, inevitabilmente, ti pervade le narici. Ricordo che, un tempo, c'era l'abitudine di conservare fra le pagine di un libro i rametti dei fiori. Questo gesto per essere compiuto deve avere un significato ed io, qualche volta, lo faccio ancora. Ritrovare quel rametto appiattito dal tempo alcune volte è una coccola per il cuore. Mi è capitato qualche giorno fa di ritrovare un piccolo rametto di mimosa nel mio quaderno dove annoto scarabocchi e appunti relativi ai miei lavori all'uncinetto ed ai ferri. Ho ricordato subito la provenienza. Un'amica che sa quanto io ami questo fiore non dimentica mai di regalarmene un ramo appena fiorisce nella sua campagna. Quel fiore ricco di quei piccoli pallini profumati, ricevuto in un momento particolare, ebbe un valore molto grande e decisi di conservarne un rametto. Ritrovarlo mi ha riportato lì, in quel posto dove rimangono i ricordi belli e brutti, che è il cuore. Il gioco dei colori mi ha accompagnato in una passeggiata, volutamente, solitaria; ha guidato la mente offuscata dal grigiore delle nuvole verso direzioni diverse da quelle abituali per condurmi, alla fine, esattamente dove dovevo arrivare ma soprattutto con lo stato d'animo con cui volevo arrivare.

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