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Febbraio in bilico tra inverno e primavera

Febbraio in bilico tra inverno e primavera

Aspettare l’inverno, che arrivi il freddo, attendere che febbraio tenga fede al suo proverbio, se i giorni miei li avessi tutti farei congelare 

il vino nelle botti.

In queste giornate calde il pensiero va ad una sera di febbraioUmberto Saba Spunta la luna. Nel viale è ancora/ giorno, una sera che rapida cala./ Indifferente gioventù s'allaccia;/ sbanda a povere mète./ Ed è il pensiero/ della morte che, in fine, aiuta a vivere”.

Febbraio il mese con meno giorni, breve come un respiro, in bilico tra il freddo e la prima luce di primavera. Lo sapeva Vincenzo Cardarelli  “Febbraio è sbarazzino./ Non ha i riposi del grande inverno,/ ha le punzecchiature,/ i dispetti/ di primavera che nasce./ Dalla bora di febbraio/ requie non aspettare./ Questo mese è un ragazzo/ fastidioso, irritante/ che mette a soqquadro la casa,/ rimuove il sangue, annuncia il folle marzo/ periglioso e mutante”.

Sulla neve improbabile fioriscono impossibili violette, come porzioni di cielo nel bianco puro. “D'un biancore di luce fatta neve / - la neve di febbraio - le violette/  svegliano al verde la finestra lieve/ che disegna sul poggio le casette/ ad una ad una azzurre bianche rosa,/ tintinnanti vetrine se alla soglia/ batte i piedi un ragazzo, la vogliosa/ testa arruffata al vento che l'imbroglia./ Si scopre dal suo ridere nei denti/ l'acerba primavera che si scuote/ e decide i colori: passa, senti,/la prima bicicletta dalle ruote /fruscianti sul ventaglio della neve”, scriveva Alfonso Gatto.

Febbraio, di scirocco e di tramontana, di alternanti emozioni, di improvvise fioriture, illusioni. “Non so quale inquietudine posandosi/ a scialle sopra i rami,/ sopra le altane che nel vuoto sporgono/ come pure i porti insabbiati,/ non so che maleficio o ammonimento/ o bilico dell'anima/ gridano i corvi al baluardo dei platani./ Oggi è scirocco giallo di coriandoli,/ già verzica la scorza, in capriole/ vanno nubi arlecchine. Incombe nera/ solo l'ambigua sonnolenza sua,/ del fusto tutto spine, enigma al buio/ che il suo vermiglio liquame trasuda,/ che ultimo esploderà, sigillo infausto/ di primavera, l'albero di Giuda”, scriveva Maria Luisa Spaziani in Febbraio traditore.

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