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Le onde della Felicità

Le onde della Felicità

Arrivai all’appuntamento. Avevo un denim azzurro ed un maglione fucsia, ripresi dal cassetto gli occhiali da sole del 2000, 

me li aveva regalati il mio primo fidanzato, erano di Dolce e Gabbana. Rosa. 

Alle mie spalle il solito edificio bianco, ormai era un anno che ci entravo e tutte le volte dicevo: < meno uno!> contando i giorni, perché forse un lieto fine per tutta quella storia c’era.

Lì dentro avevo conosciuto tanta gente, che rendeva piacevoli le mie lunghe attese tra un caffè, un abbraccio e tante chiacchiere.

Quella mattina però non ero concentrata su me stessa, avevo un incontro.

Dovevo vedere la mia amica, la conobbi proprio lì. 

Quando la vidi la prima volta, la sua luce aveva colpito la mia anima e quel sorriso forse aveva qualcosa da dire.

Mi aveva detto che non stava bene, ma non mi aveva detto il motivo.

Arrivò tutta infreddolita, avvolta nel suo caldo giubbotto e dopo esserci incontrate ci dirigemmo verso il bar e una volta sedute ordinammo una colazione super calorica. 

Bisognerebbe iniziare le giornate così, scongiurando i nutrizionisti. 

Gli zuccheri fanno male, dicono, ma quanto ci piace trasgredire le diete a noi donne? 

Quanto amiamo consolare i nostri dolori in scorpacciate di nutella? 

Come se trovassimo piacere non solo per le nostre papille gustative, ma consolazione per la nostra anima.

Diciamocela tutta, ciò che fa male, ci piace. 

Questo vale anche nelle relazioni. 

E qui non me ne vogliano gli psicologi, del resto io, sono un’inguaribile romantica. 

Cresciuta a pane, nutella e Disney, dove il lieto fine era sempre lo stesso:

“il principe azzurro con la calzamaglia, che salvava la principessa.” 

So, che i politicamente corretti, adesso ne avrebbero da dirla lunga su questi argomenti, ma quanto ci facevano sognare? 

La realtà è ben diversa, lo so.

E lo era anche quella mattina, in quell’incontro: 

“Perché sei triste?” Le chiesi. 

E senza tante misure 

Mi disse che aveva perso il suo fidanzato in un incidente stradale qualche anno prima. 

Era estate e faceva caldo, erano in moto insieme, abbracciati. 

Era stata cinque giorni in coma e al suo risveglio, lui non c’era più. 

Era una storia d’amore bellissima, la loro, una di quelle relazioni dove si vive di condivisione, passioni comuni e di rispetto. 

Un’ utopia diremmo oggi, in questa società dove si fatica ad avere relazioni e dove l’amore è strategia. 

Rimasi senza parole, ferma lì a guardarla, del resto cosa potevo dire ad una persona quando ti faceva una confessione di quel tipo? 

“So che mi puoi capire..!” 

Ed è vero, potevo capirla.

In quel momento mi venne solo voglia di abbracciarla e cercare di dare un senso a tutta quella grande ingiustizia che era la vita. 

La strinsi forte a me per un tempo lungo e dalla radio di quel bar partì la canzone di Nelly, “Dilemma”. 

Pensai a come c’era sempre stata una tale connessione tra i momenti e le canzoni. 

Come se, ogni volta, riuscivano a fare da cornice alle mie immagini, forse ero io troppo attenta a questa cosa, ma ogni volta era nota giusta.

Quel sole che, iniziava a riscaldare quella giornata amara, mi portava a riflettere sull’importanza delle relazioni vere, su come il destino, volendo essere fatalisti, unisce anime affini collegate da quel filo rosso indistruttibile, e poi per avversità assurde le divide. 

Come una grande vibrazione, sentivo rimbombare nella testa, la frase:

“ Noi eravamo un insieme, lui avrebbe fatto di tutto per me ed io per lui.” 

E non so perché la mia fantasia, con gli occhi lucidi di emozione, trovava una assonanza con Romina ed Al Bano, quando nel 1982 presentando “Felicità” nella prima serata, Romina supportò Al Bano nelle parole dimenticate da quest’ultimo del testo, avevo visto pochi giorni prima il video, e quell’immagine mi era rimasta impressa ed avevo pensato a tutta quella energia di quel brano, diventato poi negli anni, tradizione della musica italiana.

Si stava avvicinando Sanremo e mi erano venute in mente tutte le coppie, che avevano partecipato, mi ero messa a ricercare sul web e loro, oltre alla musica, erano stati legati da una storia d’amore, che aveva fatto sognare tutti i fans negli anni settanta ed ottanta. 

Finita poi, da avversità, che tutti conosciamo. 

E non so perché quello che mi aveva detto la mia amica, di quell’amore interrotto, aveva quel sapore di innocenza e lasciava nell’aria quel senso di felicità. 

Nonostante non vi era stato un lieto fine. 

E no, questa volta, non c’era nessun principe azzurro con la calzamaglia, che salvava la principessa addormentata,

Questa volta la vita era stata davvero stronza. 

Il nesso tra le due cose lo trovavo nella semplicità del testo di quella canzone, che raccontava di un amore semplice, fatto di piccole cose, come il

“tenersi per mano e andare lontano.” 

L’incontro di quella mattina, aveva decisamente influito sul mio stato d’animo di quella giornata e mentre stavo guardando il tramonto dal balcone, con i suoi colori forti e decisi, rosso e viola, mi sono detta che forse non sempre si resta con chi si è destinati, forse l’amore vero deve essere sofferenza o forse non per tutti esiste il lieto fine fiabesco. 

Giungendo alla conclusione che l’amore vero è davvero raro e che incontriamo nella vita persone credendo di conoscerle perfettamente, pur non avendole mai viste prima o quotidianamente, come se in un’altra vita c’è stato già un incontro e con le stesse hai una connessione che non riesci a spiegare e mi vien voglia di ritornare a quella storia d’amore, vissuta in prima persona, fra “Anna e Marco” ( nomi decisamente rubati da una celebre canzone d’amore ) che si erano conosciuti quella notte di San Valentino, in quel locale che è “uno schifo” (per dirla alla Lucio Dalla) ed anche se non continuava ad esserci un lieto fine, nonostante gli avvenimenti della vita, erano sempre lì a tenersi per mano. 

A cercarsi tra le onde del mare, un po’ come aveva fatto la mia amica per ricongiungersi con l’amore della sua vita, dopo che si era risvegliata dal coma. 

Siamo a Febbraio, il mese dell’amore, di carnevale e di Sanremo. 

Musica, parole e scherzi, ed è come se avessero una linea in comune in tutta questa mia riflessione di oggi.

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