I ragazzi che amavano il vento, Shelley, Keats, Byron

I ragazzi che amavano il vento, Shelley, Keats, Byron

L’Italia con il suo fascino è meta per ragioni diverse di scrittori e poeti, nel corso dei secoli. È terra da raccontare, mare da approfondire.

Passione e amore, ispirazione e luce. In Italia approdano anche i più grandi poeti del secondo romanticismo inglese, Percy Bysshe Shelley, John Keats, Lord George Gordon Byron.

Sono i tre protagonisti de I ragazzi che amavano il vento, edito da Feltrinelli a cura di Roberto Mussapi. Nella intensa introduzione il curatore ci guida nei legami e nella conoscenza tra i tre poeti, tracciandone la loro avventura italiana.

La vita li fece conoscere e favorì l’amicizia, ma fu la morte a legarli di amicizia profonda e antica, e se la vita aveva creato due amici, la morte ne generò un trio. Tre giovani poeti diversissimi tra loro, ma inscindibili. Fu la morte di Keats a intensificare il sentimento di amicizia di Shelley. E fu in seguito la morte di Shelley, col libro di Keats in tasca, a passare a Byron il testimone di una generazione. Tre inglesi, morti tra i ventisei e i trentasei anni, venuti in Italia, una delle grandi generazioni che la storia della letteratura annovera”, scrive Mussapi.

Selvaggio vento occidentale, alito dell’autunno,/ che spingi invisibile le foglie morte/ come fantasmi in fuga da un mago … Ma tu, spirito fiero,/ mio spirito, sii tu me stesso, vento impetuoso./ Guida per l’universo i miei morti pensieri/ come foglie appassite, per rinascere, /e con l’incanto dei tuoi versi spargi/ come faville e ceneri da un fuoco inestinto/ tra gli esseri umani le mie opere./ Dalle mie labbra alla terra che dorme/ tu sii la tromba della profezia, Vento,/ se arriva l’inverno la primavera non è lontana”, scrive Shelley.

Via, via, voglio volare a te,/ non portato da Bacco e dai suoi leopardi,/ ma sulle ali invisibili della poesia,/ pur se la mente ottusa indugia e dubita,/ io sono già con te! E tenera è la notte,/ e la luna regina forse è sul trono,/ nel coro delle sue fate stellate/ ma non c’è luce qui, c’è solo/ quella che con la brezza soffia dal cielo,/ per vie buie e tortuose nel verde muschioso”, scrive Keats..

Il cielo, col suo bagliore fluttuante,/ sparso come un oceano lucente,/  e sotto il cielo il mare scintillante,/ dove sorse ruotando una gran luna./ L’onda sciacquante e il vento così lieve,/ e ognuno vide gli occhi dardeggianti/ di luce nelle palpebre dell’altro:/ le labbra si congiunsero in un bacio”, scrive Byron.

E non sono parole che si perdono nel vento.