Nuovi poeti americani, poesie che raccontano

Nuovi poeti americani, poesie che raccontano

Dodici autori per una piccola antologia della poesia americana contemporanea. Dodici voci, di donne e di uomini, per raccontare la realtà.

Nuovi Poeti Americani, edito da Einaudi è una raccolta curata da Elisa Biagini. “Un tentativo di raccontare la ricca e diversa realtà poetica americana: è una rappresentazione inevitabilmente parziale e partigiana fatta da un poeta che sceglie altri poeti”, scrive la curatrice nell’introduzione.

C’è Elisabeth Alexander con la sua ricerca e la sua musicalità, con la sua realtà e il sogno “È successo./ Tu sei qui,/ e canti, miagoli, strilli, sbirci,/ ingoi la luce e la rendi in bolle,/ risplendi, contieni moltitudini, mandi bagliori. Sei/ tu quello nuovo, la star,/ e la nascita è come il jazz,/ dal silenzio e dal sangue, silenzio/ poi tutto,/ jazz”.

C’è Olga Broumas che rilegge alcune fiabe restituendone visione di corpi che amano. “Lasci andare come i capelli, come carica/ statica/ il suo desiderio trattenuto, implacabile/ in me e costante come/ una crescita tropicale. Ogni pelo/ sulla mia pelle si arriccia, la mia spina/ è un circuito incantato, un loop di memoria, il tuo/ primo tocco privato”.

Lucille Clifton con le sue parole taglienti, efficaci, non poteva mancare. “Tu utero/ sei stato paziente/ come un calzino/ mentre facevo scivolare dentro te/ i miei figli vivi e quelli morti/ adesso/ ti vogliono tagliare via/ calza di cui non avrò bisogno/ dove sto andando”.

C’è Mark Doty e le sue parole che raccontano impressioni, riflessioni. “Conosco la saggezza corrente:/ radiosa speranza, il potere del desiderare di star bene./ Lui è così stanco, anche se niente/ risulta da nessuna analisi: Niente, /dice il dottore, di individuabile;/ il dottore non sente quello che sento io,/ quel gocciolante nulla che cresce ininterrottamente/ e lo fa dormire tutto il giorno”.

C’è la cruda realtà dei versi di Cornelius Eady. “Chi sei signore?/ Chiede uno dei ragazzini/ Dall’eterno sedile posteriore/ E questa è la cosa buona:/ Se sono vivo, allora, per poco, lo sono anche loro, / Due ragazzini dati in cambio, di tre e un anno,/ Silenziosi e spaventati, uno addosso all’altro,/ Che respirano come piccole bestie”.

C’è il premio Nobel Louise Glück e il suo linguaggio semplice che apre la mente ad infinite elaborazioni. “Perché te ne andasti?/ Uscii viva dal fuoco;/ come può essere?/ Quanto andò perduto?/ Niente andò perduto: tutto andò/ distrutto. Distruzione/ è il risultato di azione”.

C’è Kimiko Hahn e le sue citazioni che rimandano a linguaggi non noti. “Lei diventò la madre/ che non aveva mai partorito, mai/ adottato, mai rapito/ e il cui orologio biologico/ era stato disperso./ Lei diventò la madre/ che pensava di aver avuto./ Lei diventò l’Altra”.

C’è Galway Kinnell con le sue scoperte, il suo mondo, autentico. “Toccando appena, trattengo/ Soltanto quello che riesco a pensare come/ Profondissimi ricordi fra le braccia,/ Non mio, ma come se la vita in me/ Stesse lentamente ricordando cosa è./ Tu giaci qui e ora in tutta la sua fisicità, /Questo meraviglioso grado di realtà”.

Ci sono le parole senza sbavature che danno il nome alle cose di Sharon Olds. “Abbiamo tentato di tenerlo in vita, lo abbiamo tagliato e/ attaccato ai cannelli, intubato, spremuto, praticamente/ torturato e non è stato possibile farcela,/ la morte l’ha preso, nelle nostre mai, e trasformato/ in quella imitazione di se stesso”.

C’è Alicia Ostriker e l’ineluttabile verità della vita. “Io imploro e imploro, amatissima, ma/ non mi serve a niente,/ mentre tu tremi, ti ritiri;/ e tenti di nasconderti, di essere/ invisibile, come un sensibile/ animale marino irritato/ preso in una pozzanghera, preso/ sotto la mia mano, io posso/ tagliare la mia mano per te,/ tagliare la mia vita”.

C’è la strada di Willie Perdomo. “Non fidarti mai/ di un uomo/ che viene/ da te/ con storie di/ cazzo e/ sorride/ Implorando di/ poterti dare/ diamanti per / il tuo io/ cosìììì talentuoso/ Strappagli la maschera/ dal viso/ finché non vedi/ il sangue colare/ come il tuo”.

C’è Robert Pinsky con i suoi effetti ritmici. “Contatto, perdita, grida, artifici,/ gesti, sospiri,/ violenza disperata della sensazione/ come pioggia che flagella una finestra -/ poi un colpo di luce, il corpo accecato/ non puoi dire se da/ risarcimento o disastro,/ schiarito da lacrime e tuono./ Adesso cominci. Per un instante/ tutto ti rassicura/ che il lungo esilio è finito”.

Dodici voci dodici poeti, racconto d’America.