La poesia come campo, Gianfranco Maretti Tregiardini

La poesia come campo, Gianfranco Maretti Tregiardini

I giardini, le piante, la luce e il buio. Parole si inseguono come farfalle tra i fiori, nel moderno disincanto la terra è radice che trattiene.

La poesia di Gianfranco Maretti Tregiardini, è un campo vasto coltivato di parole che sono sussurri, consigli, desideri, bellezza, emozioni, follia, passioni, fantasie, sogno.

Le parole pretendono l’infinito, / i fili d’erba l’hanno in dono” e sembra di vederli quei prati di spazi carezzati dal vento, quel rimandare ad orizzonti più ampi dei confini degli occhi. “Non attraverserai, mi prometti, / terre che non hanno un orizzonte. / Non attraverserò terre che non hanno un orizzonte, / non conoscerai più l’assenza./ Ascolto e mi incammino. / non conoscerò più l’assenza”.

Alberi ospitali ed erbe, anche per me / fremete come voi sapete fare, / non sono il vento / ma un poeta suo parente.” Ed anche qui la parola, il verso, è carezza, fremito, e alito vitale che smuove dal torpore.

Canzoniere di sonno e di stupore, edito da Il Ponte del Sale, è un piccolo volume di piccoli immensi versi del poeta di Felonica, di quell’uomo che ha coltivato poesia come ha coltivato il suo campo dividendolo in tre parti, il giardino, l’orto e il bosco. Tre parti, Tregiardini, che volle come cognome da aggiungere a quello di nascita Maretti.

Un uomo allegro, gentile, che adorava i fiori e la sua bicicletta che lo conduceva tra i luoghi del suo paese nella provincia mantovana. I suoi versi doni preziosi. “Sono più contente le parole / se le coloro, se a ciascuna / sfumo la sua pensosa ombra”.  Lui che scriveva disegnando parole su un taccuino seduto all’ombra di un albero, fermando pensieri come fosse un pittore.

Gianfranco Maretti Tregiardini non ha mai perso la curiosità, lo stupore, l’entusiasmo. “Un giorno potrò chiedere / alla vita se ha creduto in me. / O sarò sempre io l’interrogato? / Sarò sempre un fedele della meraviglia”.