“Cara Elsa, io non ho che te. Tuo Alberto”

“Cara Elsa, io non ho che te. Tuo Alberto”

Trentasei anni di amore scanditi dalle lettere che lui ha scritto a lei, 36  anni di amore, incomprensioni e gelosie.

Trentasei anni di una coppia straordinaria. Alberto Moravia ed Elsa Morante, uniti dall’amore reciproco, dalla condivisione dell’arte, dei viaggi, delle amicizie, di un certo sentire comune, ma anche dalla difficoltà di vivere in un mondo non all’altezza del loro essere.

Tra le tante lettere raccolte in Quando verrai sarò quasi felice. Lettere a Elsa Morante 1947 - 1983 edito da Bompiani si tratteggia la vita di personalità forti e contrastanti.  L’amore di Moravia sopravvive a quello della Morante che spesso nella lunga vita condivisa insieme lo accusa di essere distratto, di non amarla abbastanza, di non essere sincero. Lui le risponde disarmato come un bambino.

“L’ultima sera che siamo stati insieme a Sils io ti amavo tanto che l’espressione del mio sentimento ne risultava impedita. Ma tu non te ne sei accorta e mi dicesti qualcosa come “tu non  mi ami”. E non era vero. Non soltanto ti amo ma mi sono di nuovo innamorato di te, non so come” le scrive Moravia, perso nell’amore per la vulcanica Elsa. Sogna di fare l’amore con lei e conclude le lettere con un “Ti lascio cara Elsa e ti bacio forte e con affetto nel luogo della tua persona che preferisci”.

Ma Elsa Morante dalla vita vuole di più, sente di più. E la sua testardaggine, la sua incapacità di scendere a compromessi, la sua ostinazione, non la aiutano nella banalità della vita di tutti i giorni. Imputa a Moravia l’incapacità di capirla e lui implora quell’amore che in un modo o nell’altro li ha tenuti legati per tutta la vita, nonostante le rispettive altre relazioni.

“Non ho nulla nel presente e mi aspetto molto dal futuro. Ho il tuo affetto è vero, ma tu sotto l’amore, non dai granché agli altri” scrive Moravia tratteggiando perfettamente l’incapacità di Morante di scendere al di sotto del tutto.

Le lettere come gli anni si susseguono e lui ricorda i momenti trascorsi insieme “… ad Anacapri dove abbiamo vissuto insieme e dove, adesso me ne accorgo, sono stato più vicino alla felicità di qualsiasi altro periodo della mia vita”.

Ma il mal di vivere in una società mediocre è impossibile per entrambi. Lei si oppone, si arrabbia, si dissocia, si isola da tutto e da tutti. Lui sopporta meglio, va avanti.

“E’ vero la vita è rosa dalla noia, dall’abitudine, dalla solitudine e dall’aridità. Ma questi mali inevitabili di cui soffro anch’io, più di te (non credere che io non mi renda conto di tante cose) possono essere superati e annullati coll’affetto sincero e profondo. Non c’è altra via, te l’assicuro e tu lo sai meglio di me”.

Lo sconforto a volte si impossessa di lui, che si tiene sempre impegnato tra i mille viaggi e i tanti lavori. Scrive libri, articoli e reportage, sceneggiature e a volte anche testi teatrali. Ma Elsa è la parte mancante del suo essere e senza di lei si sente perso e vuoto.

“Non so che fare di me stesso e della mia vita” le scrive cercando una riconciliazione.

Lei non può essere mite, non può fermare quel fiume in piena che la anima, suo più grande pregio e il peggior limite. Lei è Elsa Morante, con tutto quello che questo comporta.

“Qualche volta mi è quasi impossibile reggere al suono della tua voce o al tuo sguardo” le scrive lui.

“Come una persona carica di una passione veramente stupefacente di energia e di frenesia, che, appunto per questa passione, vorrebbe andare al di là dei limiti stessi della realtà e creare, come dice Plutarco a proposito di Antonio e Cleopatra, un vivere inimitabile … Tu mi accusi di non capirti. Può darsi. Ma se tu sapessi quanti milioni di volte ai miei occhi sbarrati tu sei apparsa mentre ti scatenavi in giudizi su di me, cieca, sorda, ottusa e incomprensiva se tu sapessi quante stupidaggini oltraggiose hai detto su di me. Pazienza. Capirsi dopo tutto è impossibile. Si può soltanto forse, comunicare senza capirsi. Un vivere inimitabile … continua pure a rincorrere qualche cosa che nessuno mai è riuscito a afferrare da che mondo è mondo. In questo sta la monotonia di tutta la storia. Tu vorresti imprigionare ciò che non dura e passa, e questo tutti l’hanno fatto prima di te e lo faranno dopo di te. Quello che ti fa quasi impazzire nei tuoi rapporti con B.M. non è altro che l’impossibilità di quei sentimenti assoluti che invece sono possibili nell’arte ossia in una superiore realtà”.

La conosce meglio di chiunque altro. Anche quando lui ha relazioni con altre donne, Dacia Maraini prima e Carmen Llera dopo. Ma è sempre Elsa il suo unico grande amore. Anche quando lei flirta con Luchino Visconti e in seguito con Bill Morrow.

Lei è sempre più lontana, le loro vite si incrociano a malapena. Ed è in quei momenti che il mal di vivere diventa opprimente.

“Qualche volta mi domando se non era meglio che facessi un altro mestiere. Sono stanco di scrivere”.

Ma lui da questo male si salverà, riempiendo quel vuoto con l’amore che sempre nutrirà per lei.

“La mia storia è semplice. Io non ho che te e fuori del nostro matrimonio che è andato come è andato, non c’è che disordine solitudine e amarezza per me … non immagino per adesso insomma di esistere ed esprimermi senza di te”.