Chiara Valerio, lezione di democrazia

Chiara Valerio, lezione di democrazia

E se la matematica confinata nelle altezze irraggiungibili dell’esattezza rappresentasse un modello di vita di equo e giusto?

 La risposta è sì per Chiara Valerio che nel suo libro La matematica è politica edito da Einaudi lo spiega con una chiarezza e una leggerezza che sono quasi poetiche.

Cento pagine nelle quali la matematica-scrittrice pensa e dice e scrive cose che pensiamo anche noi e spesso ci ritroviamo a dire “ma solo io lo penso?”

Dà voce ai nostri pensieri che diventano così comuni e questo non può che rincuorarci e farci sentire meno soli.

Concetti e pensieri fluiscono in questo piccolo libro come una cascata di acqua fresca dove ogni goccia è vitale.

Parla dello svilimento di tutti i centri del sapere, della conoscenza e dell’apprendimento e la loro progressiva delegittimazione, dalla scuola all’università, dal giornalismo all’editoria sino alla politica, quella vera, che “al netto degli abusi di posizione mantengono, nutrono la democrazia di un paese”. Delegittimazione che trasforma una vita sociale in una vita meramente economica e i cittadini in semplici consumatori.

La matematica offre una prospettiva nuova, un fuoco diverso da quello che per abitudine consideriamo.

“In matematica, grazie al ragionamento deduttivo, non esistono principi di autorità, ciascuno può trovare ritrovare o ricavare un risultato da solo. La conoscenza è un processo ed è accessibile a tutti, non è il privilegio di una casta di principi o preti. Immaginare, inventare, come ha fatto Euclide, gli elementi del mondo e dedurlo”.

La definizione di “pamphlet polemico” data dalla quarta di copertina mal si addice a questo libro, che invece appare come la rappresentazione di un punto di vista. Io lo definirei illuminante e mutuando un principio matematico,  direi a chi la pensa diversamente: dimostrami che non è così.

La matematica che ti allena ad avere un metodo e a ritrovare schemi che si ripetono, leggi che determinano eventi, che fa scoprire le ragioni delle somiglianze e che cose distanti possono essere simili, così come lo possono essere persone che ci appaiono lontane.

Come insegna De Finetti, non è interessante valutare la probabilità del perché qualcosa accade, ma è interessante valutare il perché uno studioso pensa che quell’evento accada.

La matematica che insegna la consistenza e l’ineludibilità dell’errore.

E quindi la matematica educa alla democrazia e un approccio matematico non può che rinnovare la scelta democratica.

Così come la scienza non avanza per certezze, ma per ipotesi, anche la democrazia non si sceglie una volta per tutte ma va esercitata, rinnovata e verificata.

“La democrazia non istiga alla colpa, ma alla responsabilità, non alla differenza ma all’uguaglianza davanti ai diritti e ai doveri. Non esclude, crea 

comunità. La democrazia e la matematica non subiscono il principio di autorità dell’urgenza”.

Ancor prima di concludere questo articolo, nel momento stesso in cui ho letto l’ultima parola del libro ho girato la foto della copertina a chi pensavo avrebbe potuto leggerlo e capirlo e sentirlo suo. A me è bastata questa frase “Non so da quando si è diffusa la moda scolastica che le cose (concetti? argomenti? temi? calcoli?) debbano essere facili. Ma ricordo che per tutti gli anni Novanta le cose erano, d’abbrivo, difficili e oscure e nessuno ne era particolarmente spaventato”.