L’eterna musica di Morricone

L’eterna musica di Morricone

Roland Joffé aveva ultimato il suo film, la fotografia era piena e perfetta, le prove degli attori magistrali.

Girare nella foresta pluviale tra le cascate dell’Iguazu era stata una scommessa vinta.

Mancava solo la musica. Per un film del genere Joffé aveva inizialmente pensato a Leonard Bernstein, ma poi volle Ennio Morricone.

Volò a Londra per mostrargli il film durante una proiezione privata. “Il film è perfetto così, non ha bisogno di musica” fu la risposta di un commosso Morricone. Solo le insistenze del regista hanno rotto le resistenze del compositore che con The Mission ha regalato al mondo intero Jeremy Irons che suona l’oboe tra gli indigeni della tribù dei Guarani toccando l’anima loro e nostra al tempo stesso.

Quando Elio Petri girò Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto scelse Gian Maria Volontè per impersonare il potere che non risponde a nulla, anche quando chiede di essere punito. 

Nell’equilibrio perfetto tra potere e contropotere dove l’uno non esiste senza l’altro Volontè si muove fiero, senza esitazione, scevro da ogni debolezza anche alla resa dei conti, quando sarà deciso il suo destino, quando Petri sceglie Kafka per riassumere il ruolo giocato da ogni pedina “qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano” e poi arriva Morricone con quella musica che lascia Volontè al suo destino, ipnotica tra mandolini e clavicembali, tanto da affascinare anche Stanley Kubrick che chiamò Morricone per comporre la colonna sonora del suo Arancia Meccanica. Un incontro sfumato tra i due, Kubrick non amava volare, il compositore era impegnato con Giù la testa di Sergio Leone, non se ne fece nulla. Unico grande rammarico per il maestro italiano che scriveva musica capace di portarti ovunque sulle ali delle sue note.

Ci ha portato nella New York del ghetto ebraico di Sergio Leone

Quando il regista, suo amico d’infanzia sin dai tempi delle scuole elementari, iniziò le riprese di C’era una volta in America, la colonna sonora era già pronta e ossessivamente sul set veniva suonata per dare il gusto e il passo di quella storia indimenticabile. 

Su quelle note De Niro stanco e vecchio, si abbandona all’oppio rivivendo malinconico la sua vita. Gli occhi fissi al soffitto rivedono Deborah che balla ancora bambina, la rivede grande confidandole che nessuno l’ha amata come lui, rivede tutto ciò che è scorso, tutto ciò che ha scelto di essere e il peso per una volta vola via portato altrove dalla musica.

Morricone ogni giorno raggiungeva piazza Euclide 34 a Roma, dove aveva fondato nel 1970 la sua sala di registrazione, lo Studio A del Forum Music Village. Lì ha composto gran parte delle sue musiche, compresa la colonna sonora de Gli Intoccabili di Brian De Palma, scritta in soli quattro giorni. Ed è stato a Roma che Quentin Tarantino l’ha raggiunto per chiedergli di scrivere le musiche di The hateful 8, nonostante un primo rifiuto. Troppi impegni, troppa musica da scrivere. Ma Tarantino aveva saccheggiato a piene mani la musica di Morricone per i suoi film, da C’era una volta il west via via a tutte le altre. Gli portò il copione tradotto in italiano e finalmente Morricone disse sì, dopotutto “ogni regista merita una musica tutta sua” e per la prima voltò usò i controfagotti.

Ci ha dato i violini sullo sguardo sognante di Totò che scopre la meraviglia in Nuovo cinema paradiso di Giuseppe Tornatore, la musica lieve e leggera come il tempo che scorre narrando l’amicizia di Olmo e Alfredo, tra le lotte sociali del Novecento di Bernardo Bertolucci.

Ci ha dato parte dei nostri ricordi e ora è andato via, scegliendo di farlo in privato “per non disturbare”.