Racconti d’inverno, poesie di immagini della Blixen

Racconti d’inverno, poesie di immagini della Blixen

Chi non ama starsene sdraiato sul lettino da mare, il blu del cielo nascosto da un ombrellone, la sabbia rovente a pochi centimetri? 

Quando la temperatura sfiora i 38 gradi all’ombra, anche in riva al mare, c’è solo un libro da leggere , Racconti d’inverno di Karen Blixen. Non perché siano freddi e distanti, non lo sono, o rimandino a grigie giornate danesi, ma perché hanno in loro, nella loro brevità, un condensato di sapienza e tecnica che solo una autrice come Karen Blixen possiede. Forse un po’ di sollievo nella calura può riservarlo il decimo racconto Peter e Rosa, il ghiaccio che si scioglie, la natura che si risveglia, la morte che riscalda in un abbraccio nell’acqua gelida. Non hanno un lieto fine gli 11 racconti d’inverno ma hanno l’amarezza della realtà della vita, un’amarezza che è consapevolezza che la vita va vissuta con tutto ciò che riserva.

La raccolta pubblicata nel 1942 dopo il successo di Sette storie gotiche e La mia Africa, non tradì le attese dei lettori e dei critici. Pubblicata in Italia da Adelphi, la raccolta, non smette di stupire, per lo stile con il quale ogni personaggio è approfondito e per il gioco delle contrapposizioni che vedono i protagonisti assumere ruoli opposti i cui destini fatalmente si rovesciano.

Gioca la Blixen con le descrizioni, precise e poetiche, gioca con le parole. “La parola è creativa – è immaginazione, audacia e passione. Fu la parola a dare origine del mondo. Quanto sono più grandi di ogni legge repressiva o coercitiva queste forze che infondono la vita!” esclama uno dei personaggi del racconto Il campo del dolore dove un campo di avena falciato restituisce tutto il senso profondo della maternità e del sacrificio.

Nei Racconti d’inverno “la vita e la morte sono due scrigni serrati, ognuno dei quali contiene la chiave dell’altro”.