Giuseppe Tricarico, negli occhi un cielo di fiori

Giuseppe Tricarico, negli occhi un cielo di fiori

Ha gli occhi celesti, lo stesso colore del cielo del primo mattino dopo l’alba che lui anticipa lì tra le sue serre.

Ha gli occhi celesti come il cielo che si riflette sulle vetrate, ettari di coperture dove sotto crescono migliaia di piante. Ha gli occhi celesti Giuseppe, lui che ama la terra, rossa, madre. Incontrarlo, dodici ore dopo il suo levare, dodici ore di lavoro, ed osservarlo ancora intento a produrre talee, spostare carrelli, preparare spedizioni, è incontrare un uomo che ha sempre saputo cosa voler fare. Giuseppe è un florovivaista, la sapienza gli viene dal nonno del quale porta il nome e poi dal padre, tradizione, di generazione in generazione. Il nonno fu un pioniere del florovivaismo. Per caso da uomo che coltivava l’orto divenne imprenditore lungimirante, il mercante di semenze non aveva resto da dargli e donò piantine, di fiori. Da quelle piante una passione, la prima serra, i primi esperimenti e poi l’idea progettuale, ampio respiro come il cielo che il nipote ha negli occhi. Guardava lontano Giuseppe Tricarico senior, guardava ai suoi figli, alla sua città che divenne la città dei fiori, l’unica vera in Puglia, la prima, Terlizzi. La strada segnata, fu facile per altri seguirla, quando il fiore portava ricchezza.

Giuseppe junior apre porte, di serra in serra, di fiore in fiore, di pianta in pianta, è un viaggio nei colori e nei profumi. Lui narra la storia di ogni singola foglia. Girasoli rifiorenti, alstroemeria, dalie, garofanini, portulaca, eucalipto, piante grasse e infinite altre specie.

Un incedere deciso, sicuro, sguardo fiero, Giuseppe l’uomo che con le mani conosce la terra sa quale sia la migliore per la messa a dimora della piccola piantina che domani sarà splendida e rigogliosa. Giovanna la sua già futura moglie, apre la porta di una serra lontana, tristemente piena di fiori secchi, da macero. Effetto Covid spiega, stessa ragione del rinvio del matrimonio. 200mila euro il danno stimato, sussurra Giuseppe aprendo la porta sull’orto, le piante di zucchine , i peperoni e il luppolo, che tenace si arrampica ben guidato. Natura che vive, speranza, sotto queste serre che hanno visto la morte improvvisa e non programmata. Mentre ci avviamo all’uscita un ultimo sguardo ai ciclamini che saranno pronti ad ottobre, un altro alle piccole piante che in autunno saranno splendidi fiori. È un ciclo continuo, ricorda Giuseppe, spingendo in carrello lungo i binari che coprono l’intera superficie. Sguardo fiero, pensa al domani, alle sue piante, ai suoi fiori, ai mercati nazionali e internazionali. Seme, padre, di terra madre. Il lucchetto al cancello per difendere la vita. Tra dodici ore sarà ancora qui, prima dell’alba, prima del sole.