Un prato in pendio, perdersi tra le parole di Pierluigi Cappello

Un prato in pendio, perdersi tra le parole di Pierluigi Cappello

“Quei due, che danno di faccia alla strada/non una parola che sia d’amore/lui beve whisky, lei la coca cola.” Pierluigi Cappello è l’autore.

Tavolini è il titolo della poesia. Poesia, sì, che viene dal profondo, dall’osservazione. È una delle tante del volume “Un prato in pendio” un’opera che è la raccolta di tutte le poesie 1992-2017 del poeta scomparso troppo presto ma che ha inequivocabilmente segnato la letteratura italiana degli ultimi decenni. 

“Tutti dovrebbero avere sul proprio comodino la raccolta di poesie di Pierluigi Cappello, perché è stato un grandissimo poeta che il nostro tempo ha avuto e ha perso troppo precocemente e perché io credo che le sue poesie abbiano proprio la dimensione del dono e abbiano una dimensione fanciullesca, infantile, così semplice. Sono un dono, sono magiche, se qualcuno avesse bisogno di rasserenarsi o anche solo immaginare un cielo azzurro, un gesto perduto, la semplicità del gesto, in questo libro la trova. E’ un libro che mi piacerebbe che tutti avessero sul comodino, come lo ho io a casa”, consiglia Clara Patella, libraia della Libreria Nuova Macelleria Patella.

E sì dovremmo averlo tutti sul comodino, il libro Un prato in pendio di Pierluigi Cappello edito da BUR Rizzoli, per poter leggere parole che parlano all’anima anche se “le parole non vedono/ le parole non vedono mai abbastanza/ sono due occhi/ rimasti dietro un muro/sono il buio di una stanza”. 

Poesie da leggere mentre piove, piove. “Piove, e se piovesse per sempre/ sarebbe questa tua carezza lunga/ che si ferma sul petto, le tempie;”. Piove. “Questa pioggia è da ascoltare,/ è il concerto delle gocce:/ fatto in battere o in levare/ suona note dolci o chiocce.”. Piove. “E cade la pioggia/ sottile sottile/ del cielo che sfoggia/ il grigio con stile”.

Poesia di vita, di rondine e farfalla, di gatto e gazza, d’ape e di gattino, di libellula e di pulcino, di coccinella e di ragno e ragnatela, di rana e di formiche, di mosca e di lucertole, di grillo e di scorpione, di picchio rosso e di pavone, di merlo e di riccio, di lucciole e di luna.

Poesia di stagioni, di tempo che passa, inverno ed estate, di vetri dai quali guardare. Un libro da leggere senza sapere nulla di lui, di Pierluigi Cappello, che il vissuto di Pierluigi è nelle sue parole, nei suoi sfoghi, nei suoi lamenti, è osservazione. Finestre appunto sui ricordi, il Friuli, sul suo presente ‘costretto’. 

“Sono nato al di qua di questi fogli”, ed aldilà ci sono i lettori. Spenta la luce sul comodino avanzano ombre di sogno.