La bellezza rubata, Klimt e la sua musa Adele

La bellezza rubata, Klimt e la sua musa Adele

Adele era una giovane, nobile viennese. Malinconica, fragile, insofferente alle regole della società, una mente brillante e un animo inquieto.

Fumava sempre e ammantava il suo viso con una nuvola di fumo che aumentava, se possibile, il suo fascino. Giovane sposa di un ricco e molto più grande di lei imprenditore. 

Il marito Maurice commissiona un suo ritratto a grandezza naturale al più grande pittore viennese di quel periodo. L’artista incontra la musa e da lì scocca un amore senza tempo. Lei è Adele Bloch-Bauer, lui è Gustav Klimt.

La bellezza rubata, di Laurie Lico Albanese, Einaudi è il libro consigliato da Elena Molini della Piccola Farmacia letteraria di Firenze. 

E’ un libro molto bello perché è un libro storico che però possono leggere anche i non amanti del romanzo storico”, spiega Elena Molini “è una storia molto bella perché mescola l’arte, i salotti letterari di Vienna di inizio secolo, quindi Freud, e tutte queste figure molto interessanti, alla storia d’amore tra Adele Bloch-Bauer, che è la protagonista del romanzo, e Klimt”. 

Il libro scorre su un doppio binario, da un lato la storia tra Adele, la musa di Klimt, e dall’altro la guerra, l’amore, le passioni, l’arte, la cultura. E’ un libro che io consiglio perché è completo a 360 gradi”, afferma Elena Molini.

Ne La bellezza rubata di Laurie Lico Albanese,  non c’è solo il racconto della passione tra Gustav Klimt e la sua musa, Adele Bloch-Bauer, ma anche la storia di un quadro (il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I). 

Due i piani temporali. Il romanzo si apre con Vienna, nel 1938, dove Maria, nipote prediletta di Adele, è una giovane donna appena sposata con l’avvocato Fritz Altman, che vive i fasti della cittadina austriaca finché Hitler non segnerà per sempre la sua famiglia.

L’altro piano temporale è dedicato a Adele nel 1886, ragazza a cui piace la letteratura e l’arte e si sviluppa su Vienna a fine secolo, con i salotti animati, le discussioni sulla psicoanalisi, il Nuovo Museo della storia e Klimt. Le voci di Maria e di Adele si alternano nel racconto dove Maria è la voce della disperazione, di chi vive le paure e le angosce, di chi subisce la violenza del nazismo. Adele è la voce della passione, dell’amore per il grande pittore Gustav Klimt. Nel libro l’autrice ripercorre nella parte finale anche  la vicenda del ritratto conteso tra Maria Altman e la Galleria nazionale del Belvedere di Vienna. La proprietà del dipinto di Klimt, insieme ad altri quattro realizzati sempre da Klimt, trafugato quando i nazisti occuparono l’Austria, è stata riconosciuta dopo una lunga battaglia legale all’ultima erede dei Bloch-Bauer, Maria, nipote di Adele. Il simbolo dell’amore tra Adele e Gustav è volato così oltreoceano  a New York.