Visioni d'insieme

Liberare dalle parentesi, Mis(s)conosciute

Liberare dalle parentesi, Mis(s)conosciute

Liberare dalle parentesi le storie di scrittrici lette – ma non troppo – degli ultimi 60 anni. Con questo obiettivo nasce Mis(s)conosciute,

da una idea di Maria Lucia Schito, Silvia Scognamiglio e Giulia Morelli.

Lo fanno con la loro voce in un podcast nato nel 2019 e con le loro parole, in una newsletter che raggiunge appassionate scopritrici di scrittrici dimenticate.

Abbiamo incontrato Maria Lucia Schito e parlato con lei del loro progetto.

 

Una sola immagine, un iceberg per spiegare la letteratura scritta da donne del Novecento.

Chiara Rotondi, anche lei pugliese, ci propose di fare un meme sulla letteratura italiana femminile del Novecento. In quel periodo era un argomento che stavamo esplorando, quindi abbiamo detto, perché no? All'inizio era molto brutto una foto sgranatissima di un iceberg con pochissimi nomi, girò tantissimo, evidentemente la gente riconosceva il valore del messaggio, l’immagine spiegava tutto, della letteratura femminile si vede soltanto la sommità anche se ha un sommerso profondissimo. Si citano sempre i soliti 3, 4 nomi, Elsa Morante, Natalia Ginsburg e poche altre e poi c'è tutto un mondo di nomi che piano piano stiamo cercando di riportare a galla.

L’idea ha funzionato talmente tanto bene che ci chiesero a gran voce di ampliarlo perché effettivamente avevamo lasciato fuori tantissime scrittrici e quindi ne abbiamo fatto uno un po' più bello con l’aiuto di una illustratrice, Virginia Taroni. Abbiamo aggiunto moltissimi nomi, ma neanche questo è esaustivo, che poi è la critica che c'è stata mossa più frequentemente. L’iceberg non ha la pretesa di essere enciclopedico, vuole semplicemente veicolare un messaggio.

Per Simon Weil il bisogno più importante di un individuo è il radicamento e la resistenza è proprio il rifiuto ad essere sradicati, ad essere trattati come strumenti.

È quello che è successo a molte scrittrici. Noi ci occupiamo spesso della resistenza anche in termini un po' paradossali, perché molte delle scrittrici resistenti di cui ci occupiamo erano pacifiste e allora qualcuno potrebbe pensare, ma come delle pacifiste che impugnano le armi? e purtroppo sì, perché alle volte è l'unica via. Penso a una pacifista convintissima come Lidia Menapace, ha fatto la resistenza vera, quella che ha costretto le donne a prendere le armi, ma come lei ce ne sono 1000 altre. Penso a Joyce Lussu sicuramente non avrebbe mai voluto - se avesse avuto scelta - imbracciare un fucile. Loro, come tutte le altre hanno segnato un passo, è importante che le donne si rendano protagoniste di questo cambiamento, di questa diversa visione del conflitto, perché non si tratta di negare il conflitto, ma si tratta di trovare altri metodi di composizione dei conflitti che non siano quello delle armi.

Poi c’è un altro tipo di sradicamento e di resistenza. Ho rivisto il documentario di Cecilia Mangini, una donna nata e cresciuta al sud e questo sradicamento di cui parlavi molte donne hanno dovuto viverlo sulla propria pelle, in parte perché costrette ad uno sradicamento fisico che le ha costrette ad emigrare, perché non avevano mezzi di sussistenza rimanendo qui.

Venivano poi sradicate da sé stesse quando, costrette a fare figli venivano automaticamente emarginate e per superare questa condizione sono stati necessari anni e anni di lotte e tutt'ora non è una questione risolta.

Parliamo delle origini, Mis(s)conosciute…

È nato nel 2019 quando durante vari aperitivi in cui con Silvia Scognamiglio e Giulia Morelli parlavamo di varie frustrazioni lavorative, abbiamo deciso di smetterla di lamentarci e di passare a quella che chiamavamo una parte concludente, volevamo effettivamente produrre qualcosa, che fosse soltanto nostro. Lavoriamo nell'audiovisivo, quindi abbiamo delle competenze che volevamo mettere a frutto a modo nostro, abbiamo pensato di parlare di qualcosa che ci riguarda personalmente e che ci piace ed essendo lettrici forti, molto interessate alla letteratura scritta da donne volevamo captare quel sentire comune sulle scrittrici dimenticate, inesistenti.

Le due prime scrittrici di cui ci siamo occupate sono Ahdaf Soueif e Sarah Kane, che sono state oggetto delle tesi di laurea di Silvia e di Giulia e quindi era un materiale che conoscevamo molto bene. Il resto della programmazione è stata molto casuale. Nel senso che se in un periodo ci stava particolarmente interessando un’autrice e pensavamo che potesse essere interessante anche per altre persone allora ci mettevamo a studiare con più intensità e producevamo puntate nel podcast. Tutto avviene con estrema lentezza, lavoriamo a tempo pieno e ogni volta che scegliamo un’autrice vogliamo sempre leggere il più possibile. La gestazione delle puntate del podcast è veramente lunghissima, siamo sommerse da informazioni e notizie e così abbiamo pensato di aprire la newsletter dove c’è spazio anche per l’attualità. Abbiamo inserito una rubrica curata da un gruppo di ragazze che si occupa di letteratura orientale, le Oriental book club, sono studiose molto più preparate di noi al momento e si stanno occupando di una rubrica specifica sulla letteratura palestinese.

Qual è il sogno di Mis(s)conosciute?

Che non servi più. Questo lo diciamo sempre, noi vorremmo poter parlare di letteratura e basta. Noi leggiamo anche scrittori uomini ma non ne parliamo  semplicemente perché ne parlano tutti, mentre di queste autrici c'è bisogno di parlarne. Vorremmo arrivare ad un punto in cui non serva più e parlare serenamente di chiunque senza dover fare la distinzione.

 

 

*** L'iceberg è molto più grande ma per ragioni grafiche abbiamo dovuto tagliarlo. Lo potete guardare, leggere e scoprire sui canali social di Mis(s)conosciute

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