L’ultimo amore di Baba Dunja, Alina Bronsky racconta un ritorno

L’ultimo amore di Baba Dunja, Alina Bronsky racconta un ritorno

Francesca Crisafulli, della Libreria Indipendente Campus di Bari, una libraia che ama i libri tanto quanto rendere la sua libreria

un porto sicuro per il suo quartiere, ci consiglia in questo sabato di ottobre un libro da leggere, per chi può ancora in spiaggia, chi in casa, chi su una panchina con belvedere sui monti.  L'ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky (Keller Editore).

“Partiamo dalla casa editrice, la Keller, che pubblica libri bellissimi, di una leggerezza e di una delicatezza incredibili. Spesso sono autori dell’Europa dell’Est, raccontano anche le tragedie più incredibili ma lo fanno con una leggerezza inconsueta”, ci spiega Francesca con la sapienza e la semplicità di chi da sempre vive circondata da mille personaggi.

“Questo libro in particolare è quasi una favola perché racconta di questa donna, Baba che viveva in questo paese, Cernovo, vicino a Chernobyl e quando c’è stata l’esplosione nucleare è dovuta fuggire, allontanarsi. La protagonista, Baba Dunja, decide di ritornare nella sua cittadina natale e dopo di lei lo fanno tanti altri. La ripopolano. Vivono una situazione surreale perché in realtà il paese è ancora contaminato, ma questo non li ferma. Un senso di fatalità li accompagna, ciò che doveva succedere è già successo, la contaminazione c’è già stata. Tanto vale tornare in un luogo che si può  chiamare casa. Poi c’è la natura che con il tempo, si riprende.

Baba Dunja racconta il ritorno delle api, i fiori…certo alcuni nascono in modi un po’ strani, però la natura risorge e si ricrea un habitat. 

Tornano tutti in un luogo che dall’esterno può sembrare ostile, è un paese senza corrente elettrica, nessuno si vuole avvicinare ma lei lì ritrova la sua serenità. Perché alla fine la casa è il luogo che costruiamo, che adattiamo a noi, anche in base ai valori che abbiamo e a quello che vogliamo dalla vita”.

“Nel libro L’ultimo amore di Babà Dunja - rivela ancora Francesca Crisafulli, della piccola libreria indipendente Campus di Bari -  tutti i protagonisti amano questa idea di potersi nutrire di ciò che riescono a coltivare nei loro orti, rifuggono dalla modernità imperante che li circonda, vivono soprattutto di comunità. Nel ritorno al paese natio ognuno recupera i suoi spazi, la sua vita, e nonostante le differenze caratteriali diventano una comunità. 

Baba era una infermiera, in un periodo in cui le infermiere erano viste con rispetto, e questo sentimento comune è rimasto. L’abitudine a prendersi cura degli altri, la rende agli occhi degli abitanti come un sindaco, una persona a cui tutti fanno riferimento. Una figura di donna che si prende cura del luogo in cui vive, della comunità e mi piace che parli con la figlia attraverso le lettere. I tempi si dilatano e i rapporti rimangono vivi grazie ad una diversa concezione del tempo. La figlia è un medico e lavora in Germania e il legame tra le due si mantiene vivo grazie alle lettere che le due si scrivono. Quando Baba riceve i pacchi dalla figlia con generi di conforto, deve percorrere tanti chilometri a piedi per raggiungere la città vicina. Anche questo rito, queste piccole azioni, danno senso a tutta l’esistenza di questa persona. 

Prima dell’esplosione di Chernobyl, Cernovo era una località dove tutti trascorrevano le loro vacanze, poi improvvisamente, la storia, gli accadimenti, stravolgono il corso della vita delle persone. Questo aspetto noi tendiamo a sottovalutarlo, ma quando sposti le persone e le metti da un’atra parte non è la stessa cosa. Penso ai terremotati che vogliono tornare dove hanno vissuto. Io capisco questo bisogno di tornare dove tutto è iniziato, perché non puoi sradicare cosi la vita della gente e pensare che in un altro posto possano ricrearla nello stesso modo. Mi è piaciuta l’idea che nonostante le cose negative, lei in questo luogo ha trovato la serenità, quasi la gioia di vivere. Si percepisce in lei una profonda contentezza.

E’ un libro che mi ha fatto tanto pensare. Sul tempo, sulle radici, sui rapporti umani. Anche noi dovremmo focalizzarci su queste piccole cose per vivere meglio, dovremmo prendere tutto con lentezza”. 

Accadrà qualcosa nel libro che romperà gli equilibri della comunità, ma Francesca Crisafulli preferisce fermare qui il suo racconto invitandoci tutti a correre in libreria.