Libreria Campus, resistere ascoltando il quartiere

Libreria Campus, resistere ascoltando il quartiere

E’ tutta una questione di resilienza, di avere la capacità di adattarsi ai cambiamenti mantenendo la propria integrità e il proprio scopo. Possiamo riassumere così i vent’anni da libraia di Francesca Crisafulli.

La sua è una storia di famiglia nata quando i suoi genitori aprirono la libreria del Policlinico, testi universitari per i tanti studenti del quartiere. Il primo passo verso il cambiamento è stata la decisione di aprire una seconda libreria a pochi passi dal Campus, “un locale molto piccolo, che oggi è una salumeria, la stessa nella quale ogni giorno entro per fare la spesa. Mi piace questa vita di quartiere, mi piace incontrare le persone per strada, vedere le botteghe aperte. Io sono una di quelle persone che ancora vanno dal panettiere a comprare il pane, dal fruttivendolo per la frutta, in macelleria per la carne. E’ bello andare per strada, vedere i negozi aperti, le luci, scambiare quattro chiacchiere. Per me ogni negoziante ha la sua funzione”. Francesca, titolare della Libreria Campus, una piccola libreria indipendente in via Toma 76 a Bari, parte così, parlando del quartiere nel quale ha scelto di vivere e di come la sua vita ruoti intorno alle scelte che ha fatto. In vent’anni di attività, di cambiamenti ne ha visti tanti, dai testi universitari fotocopiati che strozzavano il mercato dei libri all’avvento di internet e dell’e-commerce con Amazon “che pratica sconti per noi insostenibili. Il 15% di sconto che praticano su ogni libro per noi significherebbe dimezzare il nostro guadagno. Sul prezzo di copertina noi abbiamo un ricavo del 25-30% e su quel margine dobbiamo poi aggiungere tutti i costi tipici di ogni attività commerciale, quindi le bollette, le tasse. Se dovessimo cercare di far concorrenza ad Amazon sulla politica degli sconti non riusciremmo, a fine mese, a sostenere tutti i costi”. Ecco, appunto. Allora cosa fare? Francesca un po’ inconsapevolmente diventa un punto di riferimento per il quartiere. Lei vende libri, si, li ama, ma prima di tutto vuole costruire un luogo che sia aperto a tutti, che sia un luogo di incontro, di scambio, di condivisione. 

“Quelli che prima erano gli studenti che da noi compravano i libri di testo, ora sono mamme e papà che portano da me i loro figli. Ho iniziato così a scegliere libri affascinata dalle illustrazioni, libri al limite tra adulti e bambini perché  sono talmente belli che tu li proponi ai bambini ma soprattutto ai genitori. E’ nata l'idea di dedicare una sezione ai più piccoli. Poi era bello vedere i genitori che venivano, soprattutto il sabato e si intrattenevano con i figli, poi magari  vedevano libri professionali per loro”. 

Lentamente la Libreria Campus ha continuato a cambiare. “Ho iniziato ad inserire editori che mi piaceva leggere, piccoli e indipendenti e così è cambiata la libreria. Anche fisicamente. Sono cambiati gli scaffali, tutti realizzati da mio marito, che sono in legno e tutti mobili per permettermi di trasformare di volta in volta questo posto”. Ritorna il concetto del luogo. Di un luogo aperto al quartiere e al cambiamento “a me piace molto ascoltare le persone quando vengono qui”.

E questo suo essere comunità si allarga non solo al quartiere, ma anche agli altri piccoli librai della città “a me piace andare in giro, conoscere gli altri librai, fare rete tra noi, che poi è l’unico modo per sopravvivere perché da soli non si va da nessuna parte”.

Nasce cosi l’adesione alla rete delle librerie indipendenti italiane GoodBook “abbiamo creato una rete. Ci guardiamo perché cosi vengono delle idee, ognuno di noi si inventa le cose più incredibili e poi è un modo per non sentirci soli, perché diciamolo è una battaglia molto difficile da portare avanti”. Goodbook è un portale che riunisce 89 editori indipendenti e 303 piccole librerie, offrendo la possibilità di scegliere online un libro e poi ritirarlo in una delle librerie aderenti, favorendo la microeconomia di quartiere.

La rete non basta però cosi “ci inventiamo centomila cose per far entrare le persone qua dentro…ci proviamo almeno. Alcuni mie clienti mi mandano un whatsapp dicendomi che devono fare un regalo ad una persona e me la descrivono, io poi invio loro le mie proposte con tanto di foto e breve riassunto del libro. Ci sono dei modi alternativi e noi a modo nostro cerchiamo di tamponare questa efficienza di Amazon. A volte siamo un punto di riferimento per il quartiere, questo alla fine ti rende un posto particolare. Capita che ci sia molta reticenza ad entrare nelle librerie, invece io ho sempre cercato di renderla accessibile a tutti. Ho fatto tanti incontri, anche a prescindere dai libri, con le associazioni. Ho voluto creare un luogo in cui poter incontrare altre persone, scambiare idee, questo è il luogo fisico che differenzia l’online. 

il libro non è una merce qualsiasi, tu racconti le storia, è bello sapere che hai un riferimento quando sei giù, che ti può accompagnare, distrarre. Un libro ti salva la vita”.