
www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Nasce da un’idea, un pensiero e si tramuta in rivoluzione, unendo le parole di tre, anche se sono cinque e a volte anche di più, cantautrici.
In un ventaglio di mondi inesplorabili un pensiero che sa di riscatto, contro i mantra noiosi una forma di resistenza che è sopravvivenza all’arroganza, anche quando si è troppo sottili. Perché poi come si diventa spessi abbastanza da non sentire?
In un ex macello recuperato grazie alla visione illuminata di una persona mai dimenticata, c’è chi crede e lo fa veramente.
Un piccolo palco, una chitarra da passare di mano in mano e uno di quei mondi inesplorabili che si rivela al pubblico e diventa mondo possibile.
Rossana De Pace, Irene Buselli e Fremir, le Canta fino a dieci, il collettivo di cantautrici unite da una visione comune.
Pochi attimi prima di salire sul palco Rossana De Pace ha parlato con noi.
Canta fino a dieci, cantare ma anche contare.
Esatto, sì è un gioco di parole che cita Michela Murgia e l'importanza di contare le donne, di rendersi conto di quante donne ci sono all'interno di un contesto per dargli valore e capire se ce ne sono abbastanza, è da qui che è nato il nome Canta fino a dieci.
Il nostro è un collettivo transfemminista di cantautrici che nasce con l'idea di normalizzare la figura della donna dell'ambito dello spettacolo. Quindi lo facciamo semplicemente dando l'esempio, salendo sul palco tutte insieme, cantando reciprocamente le canzoni delle altre. L'idea di creare nuovi modelli, anche cercando di dare l'esempio di come possono esserci diversi modi di essere donne e cantautrici, diversi generi musicali, diversi modi di stare sul palco. È un collettivo che tenta anche di distruggere gli stereotipi rispetto al fatto che le donne non possono collaborare insieme e che non riescono a farlo, al fatto che le cantautrici siano tutte uguali, perché molto spesso ce lo dicono. Nel mainstream le cantautrici sono molto poche, quelle, per intenderci, che riescono a rompere il soffitto di cristallo, ma nel sottobosco siamo tantissime.
Voi siete tante, cosa vi accomuna da un punto di vista prettamente artistico? Come riuscite a coesistere su un palco?
Ci accomuna la causa nel senso che il collettivo ti permette di mettere da parte il tuo ego e di mettere davanti una causa, la causa transfemminista che c'è dietro e così si crea un’unica identità collettiva che ci permette di mettere all'interno tutte le nostre particolarità e di crearne una.
Qual è stata la scintilla?
È stata sempre un’esigenza comunicativa. Come persona sono molto espansiva nel parlare di quello che penso, ma faccio molta fatica a esprimere quello che sento e la musica mi permette di aprire quel canale lì, per questo è come una terapia, un modo per completarmi. Se nella vita non riesco a comunicare quello che penso, riesco a farlo con la musica.
Che musica ti ha ispirato?
Io sono cresciuta a Mottola, quindi in provincia di Taranto, un paesino dove la musica che mi circondava era principalmente folkloristica. Nella mia musica c'è tanto Mediterraneo, anche se non è palese, ma nel mio modo di cantare, nelle scale che utilizzo, nelle suggestioni, ce n’è tanto che richiama la mia casa. Sicuramente la prima ispirazione è stata quella.
La musica e poi?
Sono sempre stata molto monotematica e concentrata sulla musica, però ho il mio spazio libero che è il disegno, quella cosa che faccio di pancia senza ragionare che mi aiuta a staccare la testa.

www.pressinbag.it è una testata giornalistica iscritta al n. 10/2021 del Registro della Stampa del Tribunale di Bari del 10/05/2021.
Per qualsiasi informazione o chiarimento non esitare a contattarci scrivendo ai seguenti indirizzi