Visioni d'insieme

A Tuttomondo

A Tuttomondo

Rinata dalla sue ceneri più forte e bella di prima, la città dove Tutto è Mondo, oggi come ieri.

Giugno 1989, Keith Haring arriva a Pisa, convinto da un giovane studente Piergiorgio Castellani, per realizzare un’opera immensa che restasse. Un manifesto, che non fosse cancellato via dal muro con un po’ di acqua.

Cammina per due giorni tra i vicoli della città, nei suoi diari scriverà “Pisa è incredibile. Non so da dove cominciare. Mi rendo conto ora che si tratta di uno dei progetti più importanti che io abbia mai fatto”.

L’immagine si affaccia davanti ai suoi occhi, l’idea è un continuum tra il passato di quella città bella e accogliente e la sua idea di società: libera, aperta e comprensiva.

Scrive nei suoi diari di quell’estate italiana “Il tempo era bellissimo e il cibo ancora meglio. Ho impiegato quattro giorni per dipingere. Sto in un albergo direttamente di fronte al muro, così lo vedo prima di addormentarmi e quando mi sveglio. C'è sempre qualcuno che lo guarda (l'altra notte anche alle 4 del mattino). È davvero interessante vedere le reazioni della gente”.

Per la prima volta dà un titolo ad una sua opera “Titoli? Una domanda difficile, perchè non do mai un titolo a niente… Nemmeno questo dipinto ne ha uno, ma se dovesse averlo sarebbe qualcosa come… Tuttomondo!”.

Scelgono la parete di una chiesa semidistrutta durante la seconda guerra mondiale, il convento dei Frati Servi di Maria, dietro la chiesa di Sant’Antonio Abate. Convincono padre Luciano, il parroco del convento e l’assessore alla Cultura Lorenzo Bani.

Massimo Guerrucci dell'azienda di vernici Caparol Center di Vicopisano gli dona le vernici necessarie a colorare l’enorme murale, 180 metri quadrati, una parete alta 10 metri e larga 18. Tutto è pronto, ma c’è un piccolo ostacolo, la parete è troppo rovinata, impossibile disegnarci sopra. Interviene nuovamente Guerrucci che commissiona e regala ad Haring il pannello da sistemare sulla parete, dandogli così una superficie che potesse essere disegnata.

Haring passa la sera prima dell’inizio dei lavori con i frati del convento, nel loro refettorio. Accolto come un fratello.

L’artista newyorkese disegna i contorni del murale, gli operai della Caparol e un gruppo di studenti lo aiutano a colorare. In centinaia ogni giorno si fermano a guardare quel murale che prende forma. Haring a fine serata disegna magliette, caschi, vespe, tutte gelosamente custodite ancora oggi dai proprietari. Una intera comunità si stringe intorno all’icona pop e al termine di quei quattro giorni i pisani regalano ad Haring una festa, con tanto di musica e ballerini di hip-hop.

L’Italia lo incanta, gli italiani lo commuovono. Nel diario scrive “Sto seduto sul balcone a guardare la cima della Torre Pendente. È davvero molto bello qui. Se c’è un paradiso, spero che assomigli a questo”.

Tuttomondo è l’unica opera permanente di Keith Haring, custodita da una città che ieri come oggi sa essere comunità. Nove mesi dopo Haring morì.

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