Visioni d'insieme

Morante, Diario 1938

Morante, Diario 1938

È quasi incredibile immaginare che una donna così forte e dall’immenso talento, avesse dubbi, solitudini e debolezze.

Lo racconta lei stessa, Elsa Morante nel suo Diario 1938 edito da Einaudi scritto tra il 19 gennaio e il 30 luglio di quell’anno, in un momento in cui la sua relazione con Moravia le destava più dolori che gioie, più insicurezze che conforto.

“Per solitudine ho fatto questo sogno. Mi aveva forse colpito quel racconto di T. della scrittrice che fa inviti per il suo ricevimento e quasi nessuno viene. Mi ha colpito perché io sono quasi sempre sola. Umiliata e sola” scrive in 20 gennaio. Prosegue poi il giorno dopo, macerandosi in quel senso di solitudine “Ecco - pensavo - al mondo non esiste un solo essere disposto a fare per me sia pure il minimo sacrificio. Chi mi ha dato, mi ha dato quello che aveva di troppo, le briciole della tavola”. Un diario che si divide tra vita reale e sogni, scrive di entrambi, facendoli confluire in un unicum. 

“Rileggo in questi giorni i Promessi Sposi. Che atmosfera misteriosamente gentile e solenne, che aria pura, che compagnia veramente aristocratica quella dei capolavori! Si sente veramente la razza, il dono indicibile in ogni pagina in ogni parola. Da dove viene? In che cielo si trova? Attraverso che dolori, che gioie si può raggiungere? Felice chi lo ha avuto” scrive il 16 marzo nel suo quaderno nero a quadretti utilizzato come diario.

Per Cesare Garboli questo piccolo libro è un insieme di “pagine misteriose, scritte come in trance, sorta di notturna e inconscia vita nuova”. Alba Andreini, che ne ha curato la pubblicazione, va ancora più in profondità e scrive “Negli abissi di un mondo interiore intento a scandagliare se stesso, la solitudine trova l'energia e le parole per descriversi ed esaltarsi, con una marcata oscillazione tra superbia disdegnosa e avvilimento. A tenere insieme prostrazione e orgoglio nella zona più segreta dell'io, commutando l'una nell'altro, provvede l'abbandono ai moti del profondo, al cui magma va ricondotta anche la conturbata, e nota, religiosità della Morante: intimamente intrisa, da un lato, di un senso acuto del peccato e di colpe da espiare, e figurativamente esternata, dall'altro, in iconografia di cattedrali, riti, formule e preghiere per invocare l'intervento divino. Di raccontare con forza il tumulto drammatico dei contrari, nell'alternanza tra ardimenti e umiliazioni, si incarica poi quella coraggiosa consapevolezza di sé che spiega l'eccezionalità del diario, già stupefacente per la sua data di stesura”.

Il libro-diario si chiude con la speranza, un sogno che le restituisce gioia e luce per il suo futuro. Dove un fiore può tutto.

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