Visioni d'insieme

Il rito sonoro di Mariangela Gualtieri

Il rito sonoro di Mariangela Gualtieri

Una domanda si alza nel buio di un teatro che si dona il tempo del silenzio per ascoltare, una domanda che illumina anime stanche e dimenticate.

“Che cosa fa di noi solo/un grumo/nello splendore del mondo?” L’umanità con le sue contraddizioni è il fratello rotto che Mariangela Gualtieri invoca attraversando il male, le debolezze e la poesia umana “Siamo stanchi di questa luce spenta/ stanchi di un credo modesto che ci tiene al palo/Salute a te, bellezza intuita e tradita/ a te nostro cuore mortale”.

Con passo leggero Gualtieri calca il palco del teatro Kismet di Bari, casa, piazza, paese di un luogo dimenticato tra gli alberi di ulivo.

La poetessa come un Virgilio errante porta in dono la sua trilogia da 18 anni, da quando Cesare Ronconi le ha affidato la ricerca delle parole di una visione compiuta nella sua mente. Tre canti: Fango che diventa luce, Canto di ferro, A chi esita, per il rito sonoro prodotto dal teatro Valdoca, fondato da lei con Ronconi, che hanno portato la poesia tra la gente.

“Sorgi, amico mio. Abbi cura del mondo / come fosse tua casa / e godi quel suo giocondo / essere pieno di tremenda vita. / Sorgi. Guarisci la ferita”.

Come un pendolo oscilla tra spazio e tempo, leggera e potente “Salute a te, bellezza intuita e tradita … salute a te umanità ferita / bestia micidiale umana inaridita”. 

Poco più di un’ora e il rito sonoro è compiuto. Gualtieri si dona ancora, chiede al suo pubblico, una voce si alza  “Ringraziare desidero (Bello mondo, ndr)” e lì il capolavoro è compiuto, tra i doni di Borges e Miracoli di Whitman si posano i versi di Gualtieri che ringrazia “per lo splendore del fuoco/che nessun umano può guardare senza uno stupore antico/ e per il mare che è il più dolce fra tutti gli dei”.

Quanto è bello il mondo scritto da una poetessa che ritiene le parole inadeguate, un mondo di versi che decantano come un vino scarlatto “Io ringraziare desidero/per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi per le facce del mondo che sono varie/per quando la notte si dorme abbracciati/per quando siamo attenti e innamorati,/fragili e confusi,/cercatori indecisi”.

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